Dove muore l'astragalo


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Corriere della Fantascienza
Redazione
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MessaggioInviato: Sab 14 Dic, 2019 22:01    Oggetto: Dove muore l'astragalo   

Dove muore l'astragalo

I racconti più famosi degli scrittori americani, lo sappiamo, vengono di continuo ristampati, raccolti in antologie che li mantengono vivi, che li fanno conoscere ai nuovi lettori. Ma dove finiscono tutti quei racconti bellissimi, quei piccoli gioielli prodotti dalla fantascienza italiana? Qualcuno, ma sono casi rarissimi, ogni tanto ricompare su qualche antologia. Per lo più spariscono, e vengono dimenticati. Noi vorremmo fare qualcosa per opporci a questa condanna, e cercheremo di pubblicare, dove sarà possibile, i grandi racconti della fantascienza italiana. Quello che vi presentiamo questo mese è uno stupendo racconto di viaggi, che richiama i sapori insieme di Kerouac e di Ballard, pubblicato per la prima volta su "Galassia" e che vinse il Premio Italia per il miglior racconto nella prima edizione di questo premio, all'Eurocon di Trieste del 1972. Negli anni Settanta Trieste ha dato tantissimo alla fantascienza italiana, e triestino è l'autore di questo racconto, Livio Horrakh. Leggerete altro di suo prossimamente su queste pagine.

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Fiore Ferrari
Ameboide amorfo
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MessaggioInviato: Sab 14 Dic, 2019 22:01    Oggetto: Dove muore l'astragalo   

L'ho letto quando è uscito e non l'ho dimenticato
Antha
Antha Antha
Messaggi: 6224
MessaggioInviato: Ven 13 Ago, 2021 10:22    Oggetto: Dove muore l'astragalo   

Colpisce. Asciutto e crudele. Volutamente ripetitivo e probabilmente controcorrente rispetto ai canoni stilistici dell'epoca. 
Ma il sapersi distaccare dai canoni stilistici è uno dei grandi pregi della fantascienza e di chi la scrive. 
Per un certo verso il racconto sconta un poco l'età. A inizi anni 70 le speculazioni sulla fine della civiltà erano a senso unico: guerra atomica tra una delle 2 grandi potenze dell'epoca e/o Cina, poi una rassegnata attesa della fine imminente in una qualsiasi delle "ultime spiagge" disponibili.
D'altro canto pare che divinare la fine della civiltà non sia soltanto un esercizio della new wave anni 60/70, ma un orientamento che percorre parecchia fantascienza contemporanea, in particolare  cinematografica.
Ci si crogiola, insomma, nel profetizzare distopie prossime e non solo; dove non bastasse immaginare futuri ravvicinati negativi, i futuri negativi li si immaginano anche in relazione a .... presenti lontani migliaia di anni.
Come suol dire "se non c'è sfiga non c'è storia".
P.S.
Premetto che magari non ho conoscenza di scritti in merito.
Ma in generale ho l'impressione che la fantascienza - in particolare degli anni ante caduta muro di Berlino/URSS - e a parte un filone catastrofistico ecologico (comunque non è poco!), non si sia molto avvicinata, non dico a prevedere, ma anche solo immaginare alla lontana le articolate crisi politiche/economiche/sociali che hanno investito il pianeta negli ultimi 40 anni. 
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