L’imperativo categorico della legge morale


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Corriere della Fantascienza
Redazione
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MessaggioInviato: Mar 24 Mar, 2009 20:32    Oggetto: L’imperativo categorico della legge morale   

L’imperativo categorico della legge morale

Che cosa accade quando un gruppo di uomini si erge a giudici della morale universale ed in nome di questa forma di giustizia condanna a morte altri uomini? La risposta in questo racconto arrivato in finale al Premio Robot.

Leggi il racconto.
samuele nava
Hortha Hortha
Messaggi: 117
MessaggioInviato: Mar 24 Mar, 2009 20:32    Oggetto: Re: L’imperativo categorico della legge morale   

Complimenti all'autore per gli imprevedibili ( marziani ) sviluppi dell'idea di base. E' un racconto ricco di avvenimenti... forse è la sintesi di un romanzo che verrà.
val62
Morlock
Messaggi: 85
MessaggioInviato: Ven 27 Mar, 2009 23:33    Oggetto:   

Samuele evidenzia in poche righe il limite del racconto. La "sintesi di un romanzo", più che un vero racconto compiuto. Forse l'autore ha fuso insieme due storie: quella "realistica" delle Squadre Morali, e quella "fantascientifica" della creazione di una nuova società su Marte. Gli obiettivi delle due parti sembrano essere: 1) il tentativo di esprimere il sentimento di nausea, disgusto, voglia di rivalsa e giustizia (o vendetta) che ci prende quando ascoltiamo le notizie più estreme di cronaca nera dei giorni nostri; 2) l'idea che una svolta alla decadenza contemporanea possa venire solamente da una condizione "autonoma", lontana dalla globalizzazione attuale.
Tali meritevoli temi non sono però quasi mai sorretti da un'adeguato livello espressivo.
Sulla ricerca del significato della storia, preferisco comunque citare una recensione del racconto trovata in rete in un blog. Un livello di approfondimento che altri lavori, più meritevoli, dovrebbero poter ricevere.

"Il primo imperativo è il dissenso. Per l'attuale stato delle cose, per la perdita di quei riferimenti che qualcuno potrà riassumere sotto il termine ombrello di "morale", e che altri collocheranno in una prospettiva valoriale di tipo "giusnaturalistico" (cara a chi come me proviene da studi socio-politici) la quale in parte collima con la prima senza sovrapporvisi del tutto. In parole povere, la decadenza. La curva in discesa che precede il dissolversi di ogni civiltà. Come fu per il romano impero, pensando in grande.
Il secondo imperativo è la capacità individuale di plasmare la realtà, trascendendo i limiti dell'esistente. E non solo la propria. Non è un "trip" individuale, quindi, ma una potenzialità che incanalata in un disegno collettivo può portare al terraforming. Così come ad un progetto estremo.
Il terzo imperativo...lasciamo perdere per un attimo la Ragion Pratica. O la "Ragione" in generale come fil rouge del racconto: accostiamoci invece alla storia con il nostro lato mistico, più o meno latente in ciascuno. Io l'ho fatto per la prima volta questa sera.
Qual'è l'assonanza che affiora?
Non è poi così difficile. E' la storia di un Messia. Di un gruppo di Apostoli. Di un tentativo di recuperare e salvare la nostra parte più nobile, più elevata e di un sacrificio ripetuto.
E' un archetipo di risurrezione. Che nella parte finale non prevede l'ascesa nell'alto dei cieli - del resto, molto prosaicamente, possiamo dire che lassù ci si è già arrivati, solo qualche generazione prima (e grazie al potere della Scienza, sostituito al potere della fede in un logico adeguamento ai tempi), che non immagina una trasfigurazione in esseri efebici, rarefatti.
Al contrario: il paradiso è l'aderenza alla Terra, la gravità di un ventre enorme, la liberazione - quella vera - dalle icone di sempre; il paradiso è il peso della carne. A cui fa da contraltare, con sorprendente acutezza, un'ampliamento delle capacità cerebrali e un'estensione abnorme di alcuni organi di senso. Un ampliamento dello Spirito, oso scrivere, ben sapendo che l'autore equipara l'identità con i fenomeni di percezione e memoria. Percezione e memoria in una futura resurrezione dove l'Essere, e il Pensiero, finalmente liberi dalla carne anche se grazie a un epilogo non canonico, prevalgono su tutto."
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