Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Farneti


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Corriere della Fantascienza
Redazione
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MessaggioInviato: Dom 03 Gen, 2010 15:33    Oggetto: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Farneti   

Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Farneti

L'autore di Occidente racconta il suo nuovo romanzo dal titolo Imperium solis, pubblicato dall'Editrice Nord.

L'articolo è stato rimosso su richiesta dell'intervistato.
Maurizio Del Santo
Eloi Eloi
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MessaggioInviato: Dom 03 Gen, 2010 15:33    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

Intervengo sulla parte dell'intervista che riguarda il crocifisso: so che così vado OT, ma visto che il giornalista ha fatto una domanda e Farneti ha risposto, mi sento autorizzato a commentare.

Devo dire che Farneti cade nelle solite banalità: ovvero non capisce, o non vuole capire, che il punto non è il crocifisso ma l'esposizione di simboli religiosi all'interno degli edifici pubblici. Nota bene, esposizione di TUTTI I SIMBOLI RELIGIOSI. Poiché è esposto solo il crocifisso è ovvio che si parla di quello, ma il discorso vale anche per la mezzaluna islamica, la stella di david, l'immagine di buddha, l'effigie della dea kalì, il totem di manitou eccetera. In due parole: in casa propria ognuno espone ciò che gli pare; un edificio pubblico (una scuola, un comune, una questura, un ospedale pubblico) è LA CASA DI TUTTI, di conseguenza è giusto che non venga dato risalto a una fede rispetto ad altre o rispetto a chi non ce l'ha. E' esattamente questa l'essenza dello stato laico, ovvero trattare in modo paritario tutti i cittadini a prescindere dal fatto che non abbiano una fede religiosa o che ce l'abbiano, o ce l'abbiano diversa da quella cattolica. Cosa che peraltro è prevista da quel pezzo di carta da alcuni ritenuto superfluo che si chiama Costituzione.

Paradossalmente, siamo noi atei a farne una questione di principio, mentre per la chiesa è banalmente una questione di possesso del territorio, di "palanche" come si dice a Genova, dato che la scuola è da sempre appannaggio delle istituzioni cattoliche. Sono convinto che ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche, che il crocifisso sia appeso o no non glie ne possa fregare di meno. In termini di fede, almeno. I politici poi gli vanno pedestramente dietro ma questo è un altro discorso.

Devo poi dire che l'affermazione di Farneti, secondo cui il crocifisso fa parte anche della cultura degli atei, è solamente una sua opinione: io sono ateo dichiarato, convinto e contento di esserlo, e gli posso garantire che il crocifisso fa parte della mia cultura non più di quanto ne faccia parte santa clause o la zucca di halloween. Non ho bisogno di essere rassicurato nel mio "credo", che tale non è, non ho bisogno di simboli anche se simboli dell'ateismo ce ne sarebbero parecchi, basta cercare su internet.

Purtroppo tutta questa parte dell'intervista è un buon esempio di cattolicesimo intransigente che si nasconde dietro un velo di finta tolleranza: sembra quasi la dichiarazione di appartenenza di un membro dell'opus dei o qualcosa di simile. Si dice: chi ha fede deve essere rispettato, chi non ce l'ha, beh, poverino, è fatto così, aiutiamolo, prima o poi... Dimenticandosi che in Italia ci sono ormai milioni di persone di fedi religiose diverse, e non solo musulmana, ma soprattutto ci sono svariati altri milioni di persone per bene che fede religiosa non hanno, e vivono serenamente lo stesso. Posso garantire al dottor Farneti che moltissimi atei sono tolleranti esattamente come i cattolici, ma a differenza di loro tendono a essere un pelino più discriminati, nella vita e sul lavoro, e questa è la realtà dei fatti. Contiamo gli atti di intolleranza, e vediamo quanti vengono dagli atei e quanti dai credenti: basta informarsi, ad esempio, sulle innumerevoli minacce, anche di morte, che i promotori della causa sui crocifissi e i loro legali stanno ricevendo da anni, o sui comuni che si oppongono alle richieste di intestare i nomi delle strade a scienziati come Charles Darwin, sulle proteste isteriche derivate dalle campagne degli ateobus, sulle ingerenze riguardo questioni come il testamento biologico, sulle iniziative più o meno sguaiate di amministratori e parroci che fanno leva sulla disinformazione e sulla superstizione delle persone. Esattamente il contrario di ciò che la buona fantascienza ci insegna. E così sono tornato in topic...
S*
Grande Antico Grande Antico
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MessaggioInviato: Dom 03 Gen, 2010 18:34    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

Maurizio Del Santo ha scritto:
Devo poi dire che l'affermazione di Farneti, secondo cui il crocifisso fa parte anche della cultura degli atei, è solamente una sua opinione: io sono ateo dichiarato, convinto e contento di esserlo, e gli posso garantire che il crocifisso fa parte della mia cultura non più di quanto ne faccia parte santa clause o la zucca di halloween. Non ho bisogno di essere rassicurato nel mio "credo", che tale non è, non ho bisogno di simboli anche se simboli dell'ateismo ce ne sarebbero parecchi, basta cercare su internet


Io personalmente non sono così convinto della faccenda dei crocefissi, nel senso che penso che sia più che altro una questione meramente di principio che cambia poco, e in compenso abbia forti ricadute negative sulla causa della laicità. Tuttavia, come non essere d'accordo con gran parte del tuo post e in particolare con questa. La frottola secondo cui il crocefisso non è solo un simbolo cristiano ma una cosa comune alla cultura di tutti atei compresi è veramente intollerabile.
S*
Maurizio Del Santo
Eloi Eloi
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MessaggioInviato: Dom 03 Gen, 2010 21:53    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

S* ha scritto:
Io personalmente non sono così convinto della faccenda dei crocefissi, nel senso che penso che sia più che altro una questione meramente di principio che cambia poco, e in compenso abbia forti ricadute negative sulla causa della laicità. Tuttavia, come non essere d'accordo con gran parte del tuo post e in particolare con questa. La frottola secondo cui il crocefisso non è solo un simbolo cristiano ma una cosa comune alla cultura di tutti atei compresi è veramente intollerabile.
S*


Beh, certo, è una questione di principio. Ma perché ricadute negative? I genitori di Treviso che hanno portato avanti l'azione non sono entrati di notte nella scuola armati di pinza e martello, non hanno minacciato nessuno, non hanno fatto proclami. Hanno rivolto una richiesta ai resposabili dell'istituto, e sentendosi lesi in un diritto, hanno fatto quello che farebbe qualsiasi persona civile: si sono rivolti a un tribunale per chiedere l'applicazione di leggi che esistono già. I vari tribunali di tutti i gradi hanno dato ragione alla coppia "in teoria", ma poi in pratica hanno detto: vabbé ma tanto non da fastidio a nessuno... La Corte Europea ha ricordato all'Italia di applicare le norme esistenti.

Poi guarda le reazioni, le minacce e tutto il resto (sul sito dell'UAAR c'è tutta la storia, se hai voglia di leggertela). Secondo te chi è che sta facendo la figura del reazionario e dell'intollerante? Probabilmente ci sono tantissime persone che la pensano come questa coppia di genitori ma che non hanno mai fatto niente per quieto vivere. Io stesso, ti dico la verità, al posto loro non avrei avuto il fegato di andare fino in fondo. Magari l'esempio di questa famiglia può spingere altri a uscire allo scoperto, e costringere qualche "talebano" a cambiare registro. Magari solo come tatticismo, per ora, e poi vediamo quanti seguiranno l'onda.

La questione di principio riguarda un paio di cosucce come legalità e normalità nelle relazioni all'interno di una stato. E' sui simboli religiosi, ma riguarda anche tante altre cose. Se comincia a passare un messaggio che la prevaricazione non va bene, magari si comincia a migliorare anche in altri campi.

Maurizio
S*
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MessaggioInviato: Dom 03 Gen, 2010 23:12    Oggetto:   

Le ricadute negative mi sembrano evidente. In Italia, la maggior parte della popolazione è cattolica (o quanto meno fa finta di esserlo). Non è cattolica fervente, e probabilmente alla maggior parte degli italiani non avrebbe fatto né caldo né freddo se un bel giorno si fosse deciso di cominciare piano piano a togliere i crocefissi. Ma il fatto che venga "imposto" da una corte straniera ovviamente genera una reazione forte, e la difesa del crocefisso diventa la difesa dell'identità nazionale.

I principi vanno spiegati e compresi, non imposti. Se li imponi, il principio non ha più nessun valore, e ottieni solo danni.
Ti faccio presente che i crocefissi ci sono da molto prima, si può dire, che esistessero gli atei, o più precisamente che una componente significativa della popolazione smettesse di avere un credo religioso. Quindi è abbastanza forzoso considerarla una prevaricazione, non più di quanto non sia una prevaricazione la bandiera del Milan nel negozio del mio barbiere.
S*
MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 11:53    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

Una precisazione per Maurizio Del Santo. La mia non è finta tolleranza, ma completo disinteresse verso fatti meramente estetici. Sono cattolico, non lo nego, ma detesto le crociate. Perciò detesto anche la crociata degli atei contro la croce.
S*
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MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 12:25    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

(mario farneti) ha scritto:
Una precisazione per Maurizio Del Santo. La mia non è finta tolleranza, ma completo disinteresse verso fatti meramente estetici. Sono cattolico, non lo nego, ma detesto le crociate. Perciò detesto anche la crociata degli atei contro la croce.


Be', speriamo che tu abbia lo stesso atteggiamento anche nei confronti delle crociate dei cattolici a favore della croce, perché francamente ho visto molto più fervore e intolleranza da quella parte che non dalla parte degli atei.
S*
MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 13:07    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

Proprio per questo vorrei che gli atei non facessero gli stessi errori di quelli che poi criticano. Tieni presente però che parliamo di un'intolleranza espressa nei cosiddettti "secoli bui" e non nel XXI secolo. Ciò che però mi lascia più sconcertato non è tanto la polemica nata da alcune mie parole, peraltro male interpretate, ma per il fatto che in questo forum non si parli del mio libro. Vedi, avrei preferito che un cattolico mi avesse accusato di essere un neopagano per essermi permesso di rievocare la figura di Giuliano l'Apostata, piuttosto che essere stato tacciato di bigotteria. Agli errori di valutazione, purtroppo, ho preso l'abitudine, già da quando, pubblicato Occidente, mi diedero del fascista, senza che io mi fossi mai dichiarato tale né lo sia mai stato. L'intervistatore è andato un po' fuori del seminato forzandomi la mano a rispondere a domande non attinenti al mio romanzo e io gli ho dato troppo il destro e sono caduto in un'imboscata. Tengo a precisare che faccio il giornalista anch'io ma non da dietro una fratta.
S*
Grande Antico Grande Antico
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MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 14:46    Oggetto:   

Dubito che un intervistatore possa costringere l'intervistato a rispondere ad alcun ché. A meno che naturalmente non ti avesse prima iniettato qualcosa o ti tenesse sotto tiro con un'arma da fuoco...

Magari sbaglio, ma credo anche che per promuovere un libro sia un'efficace prassi tirarne fuori gli aspetti che possono più interessare e far discutere.

Piccola risposta alla tua: no, l'intollerenza a cui mi riferivo non era quella medievale, ma quella dei politici attuali mostrata quando è venuta fuori la faccenda dei crocefissi.

Comunque, suggerirei di tornare a parlare del libro, anche se non avendolo ancora letto temo che dovrò rimandare a più in là i miei interventi al riguardo.
S*
ammiraglio_naismith
Chtorr Chtorr
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MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 19:26    Oggetto:   

>L'intervistatore è andato un po' fuori del seminato forzandomi la mano >a rispondere a domande non attinenti al mio romanzo e io gli ho dato >troppo il destro e sono caduto in un'imboscata. Tengo a precisare che >faccio il giornalista anch'io ma non da dietro una fratta.

Un'imboscata??? Ma dico, Mario, ma sei fuori? Imboscate giornalistiche non ne ho mai fatte in tutta la mia vita! Io ti ho posto delle domande, tu mi hai risposto. Siamo entrambi maggiorenni, potevi anche dirmi prima che alcune questioni preferivi non affrontarle, e avremmo eliminato i quesiti. Così si fa tra persone civili. Per quanto mi riguarda, abbiamo concordato tutto di questa intervista. Nel caso tu fossi stato in disaccordo, mi sarei aspettato che, prima della pubblicazione del testo, mi scrivessi prima in privato o mi telefonassi per esprimermi le tue ragioni.
Perché avrei dovuto metterti in difficoltà o in imbarazzo, scusa?
Se ben ricordi sono stato tra i pochissimi a difenderti quando in passato ti si attaccava pregiudizialmente: evidentemente te lo sei scordato.
Nel contempo, è del tutto evidente che tu sei l'unico responsabile delle tue idee: se non riesci a chiarirle, non solo con l'intervista, ma con le tue stesse successive precisazioni, temo la colpa sia tutta tua e delle tue modalità espressive, evidentemente in difficoltà rispetto a contraddittori nemmeno tanto serrati.
Potevi sfruttare la trascurabile polemica a tuo vantaggio, invece hai preferito ribaltare la frittata, piangere incomprensione e pigliartela, ça va sans dire, col giornalista che ti ha intervistato, proprio come è solito fare qualcun altro di molto famoso.
Complimenti vivissimi, hai imparato bene la lezione. Negare, sempre, anche l'evidenza. Giusto?
Senza contare che se fosse vero quanto tu affermi, e cioè che io scientemente ti abbia tirato in un'imboscata così grossolana da dietro una fratta e che tu ci sia comunque caduto, bè...
Insomma, tra l'esterrefatto, il deluso e sì, anche l'amaramente divertito, io mi fermo qui: colgo quest'ultima occasione per augurare buon anno a te e alla tua famiglia, che ricordo sempre con molto piacere.
Vivi una buona vita, arrabbiati di meno, e ricordati di decespugliare ogni tanto la tua fratta... Così folta maschera poco e fa tanto disordinato... Wink
Giampietro Stocco
Maurizio Del Santo
Eloi Eloi
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MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 19:26    Oggetto:   

S* ha scritto:
Le ricadute negative mi sembrano evidente. In Italia, la maggior parte della popolazione è cattolica (o quanto meno fa finta di esserlo). Non è cattolica fervente, e probabilmente alla maggior parte degli italiani non avrebbe fatto né caldo né freddo se un bel giorno si fosse deciso di cominciare piano piano a togliere i crocefissi. Ma il fatto che venga "imposto" da una corte straniera ovviamente genera una reazione forte, e la difesa del crocefisso diventa la difesa dell'identità nazionale.

I principi vanno spiegati e compresi, non imposti. Se li imponi, il principio non ha più nessun valore, e ottieni solo danni.
Ti faccio presente che i crocefissi ci sono da molto prima, si può dire, che esistessero gli atei, o più precisamente che una componente significativa della popolazione smettesse di avere un credo religioso. Quindi è abbastanza forzoso considerarla una prevaricazione, non più di quanto non sia una prevaricazione la bandiera del Milan nel negozio del mio barbiere.
S*


Guarda, in realtà in molte scuole pubbliche i simboli religiosi non vengono nemmeno esposti, e ho notizie che in alcuni casi su richiesta sono stati rimossi senza polemiche, nelle scuole come in altri edifici pubblici. Questo significa che in molte altre situazioni la questione è stata risolta col buon senso, come è normale che sia. Il problema di Treviso si verificato a causa di una risposta intransigente della scuola alla quale i genitori hanno risposto rivolgendosi a un tribunale. Era questo che intendevo quando parlavo di prevaricazione, non tanto in generale (anche se un discorso in generale andrebbe fatto.)

La Corte Europea non impone la rimozione di un simbolo ma il rispetto delle leggi vigenti, e lo ha fatto in passato anche per altre questioni visto che l'Italia è un difetto su tante cose. Continuo a ritenere che la banale applicazione di una legge non può essere di per sé negativa, a meno che la legge non sia sballata e allora è un altro discorso. Sappiamo tutti poi che le pesanti reazioni politiche sono solo frutto di piaggeria e timore di scontentare il Vaticano.

Mi spiace però che Farneti abbia voluto ritirare l'intervista, anziché ribattere il punto o semplicemente mandarmi a quel paese. Nemmeno io potevo parlare del libro visto che non l'ho letto, ho commentato una dichiarazione pubblica.
Maurizio Del Santo
Eloi Eloi
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MessaggioInviato: Lun 04 Gen, 2010 19:42    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

(mario farneti) ha scritto:
Una precisazione per Maurizio Del Santo. La mia non è finta tolleranza, ma completo disinteresse verso fatti meramente estetici. Sono cattolico, non lo nego, ma detesto le crociate. Perciò detesto anche la crociata degli atei contro la croce.


Guardi che nessuno la "incolpa" di essere cattolico. Il mio intervento intendeva commentare due sue affermazioni: la prima riguardo la rimozione del crocifisso, nella quale si evidenziava il solito luogo comune che impedisce di comprendere quale sia il punto della questione, che non il croficisso in sé e che non è estetica ma di principio. La seconda, sulla croce come simbolo culturale anche degli atei e che secondo me è infondata. Nella libreria alle mie spalle ci sono il vangelo, il corano, testi di filosofia, astronomia, fisica, storia delle civiltà, critica letteraria, informatica, economia, eccetera. Tutto questo fa parte della mia cultura e nessuno di questi argomenti ha un posto predominante... Vabbé, a parte forse la fantascienza... Wink

La mia critica è rivolta a un certo tipo di atteggiamento secondo cui, ritenendo il proprio riferimento religioso assoluto, chi ha altre opinioni viene trattato con condiscendeza (=finta tolleranza).

Mi dispiace che lei abbia deciso di ritirare l'intervista, spero che ci ripensi.

Maurizio Del Santo
MessaggioInviato: Mar 05 Gen, 2010 13:20    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

"I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti"
Per analogia si potrebbe dire:
"I cattolici fondamentalisti in Italia si dividono in due categorie: i cattolici fondamentalisti propriamente detti e gli atei"
Se io sono anti-qualcosa necessariamente entro a far parte del sistema al quale mi oppongo. Se quel sistema non esistesse il mio "anti" non avrebbe infattti ragione di essere. Io sono cattolico ma non antiateo, bensì "anateo" (scusate le due alfa privative che in questo caso non danno un'affermazione). Io sono democratico e non antifascista, ma a-fascista. E' questo l'atteggiamento corretto.
Per concludere: è una contraddizione per gli atei dirsi anti-qualcosa proprio perché la lettera alfa davanti a theos è un'alfa privativa e sarebbe coerente con una mentalità tollerante che dovrebbe vederli indifferenti davanti a tutti i simboli delle religioni alle quali non credono, proprio perché non ci credono, e non pretendere di farli sparire per non offendere la loro sensibilità.
MessaggioInviato: Mar 05 Gen, 2010 13:44    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

Per Giampietro: hai ragione tu. Sono stato troppo superficiale e condiscendente. La dimostrazione è che stiamo parlando di cose delle quali tra l'altro non mi occupo né mi sono mai occupato nella mia carriera di scrittore. Credo che a sbagliare, però, siamo stati in due: tu a farmi certe domande e io a risponderti.
Non sono né un politico né un opinionista, perciò, detto questo, suggerisco a tutti di parlare del mio libro. Avrei preferito una secca stroncatura di Imperium Solis piuttosto che una polemica sterile su argomenti impropri.
S*
Grande Antico Grande Antico
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MessaggioInviato: Mar 05 Gen, 2010 16:14    Oggetto: Re: Roma alla conquista dell'America. Intervista a Mario Far   

(Mario Farneti) ha scritto:

Per concludere: è una contraddizione per gli atei dirsi anti-qualcosa proprio perché la lettera alfa davanti a theos è un'alfa privativa e sarebbe coerente con una mentalità tollerante che dovrebbe vederli indifferenti davanti a tutti i simboli delle religioni alle quali non credono, proprio perché non ci credono, e non pretendere di farli sparire per non offendere la loro sensibilità.


Non si era deciso di lasciar perdere il discorso e parlare del libro?
Anche perché francamente gli atei sono parecchio stufi di sentirsi dire dai cattolici cosa dovrebbero o non dovrebbero fare e cosa dovrebbero o non dovrebbero credere.
S*
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