Le arcane industrie


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Alessandro WBC
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MessaggioInviato: Gio 17 Gen, 2019 20:41    Oggetto: Le arcane industrie   

                              





                                                Capitolo 1

Numerose lampade e lampadari a gas illuminavano gli ampi spazi della stazione, la luce intensa rendeva tutto ambrato, quasi monocromatico. Travi in ghisa e pannelli trasparenti facevano da tetto creando una bizzarra volta celeste, timidi riflessi sul metallo opaco sezionavano in rettangoli da cui traspariva il buio della notte.

Due persone avevano appena finito di correre, tesi e affannati si voltarono spesso in dietro; avevano lo sguardo come chi è incerto di avere alle proprie calcagna alleati o nemici. Nonostante le tante lampade, l'enorme sale non era per punto riscaldata e il freddo notturno traspariva anche dal pesante cappotto che l'individuo più grosso indossava; l'altro, un giovane meglio propenso ai sacrifici della moda, indossava abiti più sgargianti ma pensati per clima mite della sera: un braccio scoperto mostrava un lungo rivolo di sangue corrervi sopra. Parlavano basso volendo celare la segretezza e urgenza che li opprimeva. Finalmente fermi dietro una colonna vicino ai binari l'uomo tarchiato si decise a parlare.
– Vi avevo detto di non farlo –
– Se non l'avessi fatto ora ci sarebbe addosso – il giovane strofinò la mano sull'altro avambraccio; il rivolo rosso svanì senza alcuna traccia.
– Ora col tuo bel trucchetto ci saranno tutti addosso – l'omone guardò indietro, oltre il giovane, con mal celata apprensione. Altre due figure sembravano correre e ridacchiare mentre si avvicinavano.
– Beh , non quello lì; e grazie al mio incantesimo ne avrà per un bel po... e non potrà dare l'allarme –
– Voi due state bene? – disse alle nuove arrivate che nonostante l'affanno non la smettevano di battibeccare, tanto erano prese da eccitazione e ilarità che non udirono la domanda
– ...e boom! – disse l'una
– Ma sei proprio scemo – riprese l'altra, come se l'amica avesse con quella parola terminato un profondo discorso filosofico e avesse lasciato il compito di continuare – Avevi proprio la fregola di sparare l'incanto di grado da ultimo novizio contro qualcuno, eh? – disse in tono in parte canzonatorio, in parte severa, mentre gesticolava.
– Dove sono gli altri due? – si intromise rudemente, ma con apprensione, l'omone alle due; queste nell'accorgersi della sua presenza quasi raggelarono.
– Sono rimasti indietro, signore – quella che ebbe parlato si morse il labbro odiando la soggezione che le faceva quel massiccio individuo – Voglio dire Minosm è inciampato al salto sul cavalcavia e Aylen e tornata indietro a dargli una mano. Ma non c'è pericolo che la guardia era bella che sistemata dal colpo di Lior –
– Quello che gli dicevo – riprese finalmente Lior – Ma lui dice che non dovevo, attiriamo l'attenzione cosi; Thandi, diglielo tu –
– Beh, tanto inosservato non sarà passato! – Thandi e la ragazza con cui era arrivata ridacchiarono ancora un po.
– Ma almeno avessi scelto un incantesimo silenzioso – aggiunse quella che finora era stata, in senso relativo, la più silente – Gli incantesimi del novizio fanno segnalazioni con il botto per una ragione: tu pure vai a pescarli tra i più potenti che conosci – ondeggiava in cerchio il braccio con fare eloquente.
– Tu sei Zarama, giusto? – si intromise l'omone, e anche Zarama ebbe un attimo di soggezione a quella figura ancora per nulla familiare – ...Lior e Thandi; vuol dire che aspettiamo solo Minosm e Aylen –
– ...e che incantesimo avrei dovuto lanciare? – Ribatte Lior a Zarama, risoluto a volere riconosciuto il buon merito della sua iniziativa – Ho preferito l'efficacia non letale piuttosto che intonazione e acustica. In città poi, con tutti il rumore degli aggeggi a vapore, il botto del mio incantesimo si mimetizza meglio rispetto a una guardia che da l'allarme –
– C'è differenza tra beccarsi una nota amministrativa per sospetto assembramento di maghi... e allertare tutta per impiego pubblico di magia. Aspettate qui! – disse risoluto il tizio robusto mentre già si dirigeva verso altre due figure distanti che si stavano avvicinando.
– Scommetto... – Riprese Lior sicuro che solo le altre due potessero sentirlo – ...che voleva atterrarla lui la guardia; magari con un gancio destro –
– Vabbè che i nostri vecchi l'hanno assunto come una specie di bodyguard, ma... non dovrebbe essere un mago pure lui? – Zarama non terminò con la stessa sicurezza iniziale. Guardando la figura massiccia dell'individuo che si allontanava non riusciva a ritirarlo nei panni di un gracile studioso di arcani.
– Non dico che non possa esserlo; ma se anche fosse nella cerchia più alta della magia, o anche uno dei sette nella lista della Tutela Antimagia e Controllo del Sovrannaturale, quella braccia sono di qualcuno a cui piace dare un gancio destro –
– Non saprei dire se è inseguito dal T.A.C.S. ma indubbiamente il tipo si mantiene in forma – sentenziò persuasa Thandi.
Zarama sorrise, ecco qualcosa su cui tutti potevano convenire a proposito dello strano bodyguard.
Intanto i nuovi arrivati, Minosm e Aylen, vennero raggiunti.
– Che cosa vi ha trattenuto? Stai bene? – aggiunse dopo aver notato che Minosm zoppicava leggermente.
– Un banalissimo crampo – replicò Minosm stizzito, ma più con se stesso – Non riuscivo a saltare l'inferriata e Aylen mi ha aiutato –
– Avete dovuto spendere magie? –
– No, no. Non ce n'è stato bisogno; ma mi sono tenuta pronta – disse Aylen ricevendo un cenno di assenso – Ma perché siamo qui? La pressovia è un posto pubblico; se danno le nostre descrizioni... –.
Ora il bodyguard si sentiva più tranquillo e più disposto a concedere tempo alle spiegazioni, vedendo i cinque nuovamente riuniti decise che quello fosse il momento adatto a manifestare apertamente l'urgenza della situazione.
– Per noi ora qualsiasi posto è pubblico. Tra voi c'è qualcuno che conosce un incanto di invisibilità... o anche camuffamento di gruppo? –
– Lior... – ingiunse Minosm dopo aver ascoltato il bodyguard e rivoltosi al compagno – mi pare parlassi di incantesimi di illusione recentemente –
– Lior si è già speso con la guardia per farci fuggire – interruppe il bodyguard – Non possiamo aspettare esposti e senza copertura mentre siamo ricercati: dobbiamo saltare sulla prima carrozza che arriva e mettere quante più stazioni possibile tra noi e questo posto –
– Li c'è una biglietteria automatica – disse Lior


– So come le collegano – disse Aylen – Se c'è una segnalazione, e con il poco traffico nella pressovia, sono le prime a dare il segnale alla guardia: se cercano sei, e noi compriamo sei biglietti poi... – il gruppo taceva, nessuno dubitava la sua familiarità con la fitta rete che interconnetteva le macchine automatiche a vapore




 – Però... – riprese sentendosi in obbligo di aggiungere altro – ...posso aprirla! – disse energica Aylen che vedeva ora l'occasione di dare lustro alle sue capacità di hijapouring – ...un taglio al tubicino a turbine per far perdere il vapore e... –
– No – interruppe l'omone – Guesteresti la macchinetta e li sarebbero subito sulle nostre tracce. Aspettatemi qui, cerco di procurarmi dei biglietti – con sorpresa di tutti si tolse il pesante cappotto e lo porse a Zarama, giudicandola la più ponderata del gruppo – Indossalo, se le cose vanno male amici comuni riconosceranno questa uniforme – Zarama ubbidi meccanicamente, tanto sconcertata da non notare i sottecchi invidiosi dei suoi compagni; avrebbe voluto dire qualcosa, ma nel voltarsi vide che egli già si allontanava dicendo loro – ... mettetevi vicino la macchinetta comunque: Aylen, vedi quanto ti ci vuole... e aprila se non mi vedi arrivare per tempo; prendete i biglietti e mettetevi in carrozza! –
Detto questo corse via lasciandola con gli altri a fissare Zarama, o meglio, l'uniforme che indossava.
– Beh... – disse timida Zarama mentre sembrava volersi far piccola nel largo cappotto, ottenendo solo di affondare piu nella colpa che occhi invidiosi le imputavano – Si fida di me... sono quella affidabile. Aylen! – esclamò seccata, seppur segretamente felice di distogliere l'attenzione da se stessa.
Ma già da prima che Zarama la chiamò Aylen si era mossa verso una colonnina dorata illuminata da lucine a combustione sfrigolavano all'interno. Quanto la raggiunsero, Aylen già si era tagliata un dito sullo sportellino laterale e del sangue colava sul bordo; con uno schiocco delle dita la macchia rossa balugino e lo sportellino si apri di colpo con un soffio meccanico; numerosi tubicini balzavano fuori.
– Non ti ha detto di aprire subito la biglietteria meccanica – disse seccato Minosm mentre Aylen già manipolava i tubicini che sembravano palpitare vivi dal vapore che li attraversava – È uno spreco usare la magia così –
– Non c'è bisogno di svenarsi per ogni incantesimo: tra mezz'oretta riavrò il mio sangue... e un problema in meno a cui pensare – obbiettò mentre appunto uno spillo in un tubicino a serpentina – Ecco! Basta una semplice pressione per avere i nostri biglietti – Rimise tutto dentro e socchiuse lo sportellino – possiamo aspettare fino all'ultimo momento; se invece il nostro bodyguard torna prima, la macchinetta non è comunque rotta: o almeno non lo sarà per una settimana... credo – Gli altri sembravano convinti, solo Zarama si guardava ancora intorno nervosa, sentiva che quel cappotto la mettesse troppo in vista: stringendosi nelle spalle giocherellava con qualcosa che aveva in tasca. Quando si decise a quello che stringeva in mano, il suo sguardo si incrocio con un altro. Raggelatasi ripose l'oggetto in un altra tasca e disse a voce rotta dall'emozione.
– Ci stanno guardando – Tutti e quattro voltarono nervosamente; non sapevano dove guardare perché Zarama era ora rivolta loro e nessuno osava parlare.
– Se questo è uno scherzo...– sibilò Thandi sopraffatta dalla tensione; improvvisamente Lior si irrigidì.
– Zarama, guarda di nuovo, quelle non sono semplici persone – Ora tutti seguivano lo sguardo di Lior, quasi aspettandosi di vedere una intera squadriglia del TACS.
A giusto una decina di metri, proprio presso una panchina c'era un enorme cartellone pubblicitario: uno scenario idilliaco, un altro mondo, un cielo troppo blu senza il grigio delle industrie, colline e valli troppo distanti e visibili a occhio nudo per appartenere al mondo urbano. Sotto il ritratto, si scagliavano quattro umili figure, e anche loro non erano di questo mondo: figure che al contrario del cartellone pubblicitario erano vive, presenti e sedute proprio su quella panchina.
– O, mio, Dio – sbottò Thandi e fu subito zittita. Il gruppo si chiuse a cerchio confabulando tra loro: ogni altra emergenza dimenticata.
– Ma sono proprio loro? – disse Minosm cercando di darsi un tono dietro scetticismo per celare la profonda emozione che lo avvinghiava.
– L'ultimo notiziario diceva che una delegazione avrebbe potuto far tappa anche qui da noi –
– Ma figurati se vanno in giro così senza scorta... o parate: come mettono piede a terra, vanno per corti e parlamenti quelli lì! Se sono proprio ospiti del nostro Regni Fides saranno prima di tutto in missione per tutti e quattro i nostri re! –
– Io vado! – Cerco di intromettersi Aylen, ma presto ignorata
– Ma tu hai sentito se sono atterrarti qui... o qualunque parte del pianeta almeno? –
– Dalla luna possono atterrare dove vogliono, anche se ci vogliono un paio di mesi per andare o venire –
– Io vado! –
– Ma vi rendete conto che stiamo discutendo di nulla? Saranno solo tizi mascherati che fanno finta... –
– Dov'è finita Aylen? – Interruppe Thandi presa da una strana sensazione
– Dove vai scema! – mai vi fu urlo più bisbigliato da parte di Zarama – Torna qui! –
Ma Aylen, sorda a qualsiasi protesta, si dirigeva verso il gruppo di alieni che nel frattempo si erano già accorti di lei.
Non era che a metà strada tra loro che essi mossero, metodicamente raccoglievano i bagagli e si preparavano a cambiar di posto. La bruciante curiosità di Aylen ora si estingueva in un gelido senso di colpa. Pansava alla centinaia di migliaia di chilometri che li separava dalle proprie case, tutto e tutti erano alieni attorno a loro: per loro sarebbe stata solo una capricciosa bimba venuta ad importunarli. Si strinse sconsolata nella giacca, si voltò sperando capissero che non li avrebbe più importunati, ma non riusciva a fermare il torrente di pensieri che le turbinavano in testa:


"che occasione! Esseri da un altro mondo, anticamente umani, ma ora millenni ci dividono da quelle antiche basi lunari: chissà se ancora un si sentono umani. Avrei voluto chiedere loro..."


– Perché hai lasciato gli altri? –
Risvegliata dal suo sogno di mondi lontani, ci volle un po' prima che Aylen si accorgesse del bodyguard che le si era fatto di fronte a parlare.
– Non hai visto sulla panchina? – riuscì a dire quasi balbettante – proprio quella li in fondo, c'è un enorme cartellone pubblicitario – Guardingo e nervoso, il body non si volse a guardare dove Aylen indicava.
– Non c'è tempo per ammirare cartelloni – disse severo mentre la fissava – abbiamo un problema: sono riuscito a trovare un bagarino, ma aveva solo tre biglietti – li mostrò ad Aylen – Tre di voi dovranno andare per primi, altri due invece staranno con... –
– Gathus? – il bodyguard si voltò meccanicamente, come una grossa statua marmorea che rispondesse a chissà quale formula magica – lei è Gathus? – insisté la voce
Una figura femminile stava a pochi passi da loro, longilinea e quasi amorfa nella lunga cappa grigia che la coprirla sino alle caviglie – Si che è lei – continuò con più fermezza, come se ora fosse una terza persona si fosse unita a quel monologo – Abbiamo il folio identificativo; ma non si preoccupi, ci è stato dato da amici comuni – non attendeva risposte: già temprata dalla rigidità, quasi pietrificazione, di centinaia di volti umani quando vedevano un volto a loro alieno quale il suo. Eppure quell'uomo che aveva chiamato Gathus non sembrava subire quell'effetto, la sua rigidità era severa; volutamente intenzionato a mascherare qualsiasi risposta emotiva. La misteriosa viandante si fece più risoluta, convinta di aver colto nel segno. La giovane Aylen da parte sua era scombussolata da una strana miscela di emozioni nel vedere quella vestale onirica rivolgersi a loro in modo così familiare: non bastava aver visto fotoritrazioni o le negli incantesimi di immagini in movimento per abituarsi a quel primo contatto, una leggera ma incisiva repulsione per quel volto non interamente umano contribuiva a farla sentire in colpa; lei, che avrebbe altresì definito quel volto di una bellezza effimera!
– Non sono interessato – Il tono gelido di Gathus irse Aylen con un vivido risentimento: se qualcosa che poteva sovrastarle ogni istinto, senso di colpa o confusione... questa era chiunque cercasse di censurare le sue curiosità.
– Tu... Tu li conosci? Voglio dire... di persona? – Gathus sapeva di non poter semplicemente ignorare Aylen, non ora almeno.
– Ho avuto richieste di ingaggio da parte loro –
– Si, ero a conoscenza anche di questo – riprese la misteriosa astronauta – I miei concittadini, coloro che ti hanno contattato lo facevano a proprio rischio e... – sospirò come a pensare a tempi più ingenui – a rischio di essere severamente puniti da nostra parte. Coloro che additavamo come setta erano invece... –
– Ho avuto la loro parte della storia – taglio corto Gathus che vedeva crearsi attorno un piccolo assembramento tra gli altri selenidi, compagni della strana donna, e gli altri ragazzi avvicinarsi – non ero interessato alla loro, non sono interessato alla vostra –
Aylen senti un bruciante desiderio di colpire quell'ottuso viso squadrato – Beh! – si volse con fare pacificatorio verso la misteriosa viandante – ma magari potete sempre dire; e buono, uhm, parlare, ricordare, dire cose che ad altri... sembrano non interessare – La straniera, che era sul punto di girarsi sui tacchi e andare via, si senti invece colpita dalla tenera curiosità della giovane donna ed ebbe un ispirazione.
– Una maga... – disse calma – ...si dice si accompagni con altri maghi: questi ragazzi con voi lo sono tutti? – il gruppetto, che finora non aveva parlato, riuscì a chiudersi ancora più nel silenzio – capisco; i vostri re non amano la magia, sono stata priva di tatto a parlarvi dei nostri problemi senza considerare i vostri. Sappiate quindi che i vostri re hanno concesso noi... diciamo una dispensa: possiamo entrare in contatto anche con persone non gradite presso i vostri regni, senza che nessuno ci disturbi, per il tempo in cui esplicheremo nei regni la nostra missione almeno. –
– Sarebbe una soluzione a tanti problemi, già in passato siamo stati segnalati – prese a dire Minosm – ma questa volta la nostra "fuga" dalla guardia verrebbe vista come legata a questo incontro: un incidente presso un controllo formale per evitare un incidente diplomatico. Potremmo dire che voi ci aspettavate –
La selenide inclinò la testa di lato simulando sorpresa, ma in cuor suo mascherava una segreta soddisfazione nel vedere come il suo piccolo azzardo si chiudesse, persino meglio di come preventivato. Gathus sembrava non obiettare attendeva, o cercava, un argomento più proficuo per dismettere l'interesse della selenide nei loro confronti, ma l'esperta diplomatica sapeva quando era il momento di chiudere una mano a proprio favore.
– Discuterne in una carrozza del treno ci darà maggior agio, il nostro arrivo dovrebbe essere qui a momenti... – a questa pausa non aggiunse altro
Ghatus si vide più braccato che colto all'amo; come bodyguard sarebbe stato complicato spiegare ai genitori dei ragazzi perché aver lasciato un approdo sicuro; non poteva rifiutare, ma poteva ancora stabilire i termini
– Sta bene – disse infine, ma poi sollevato un dito aggiunse – pagate voi carrozze separate: sentirò anche la vostra storia ma parleremo io e voi, e io e voi soltanto. Non c'è ragione di coinvolgere i ragazzi in questa faccenda –
La selenide sorrise, era un bel sorriso per chi si fosse abituato alle fattezze aliene dei volti selenidi, ma svanì subito; l'acuta mente della diplomatica non si crogiolava in piccole vittorie. "Successo o fallimento" ricordava "tutto aggiunge semplici strati al principio di sovrapposizione. Il risultato è sempre al centro di una fitta ragnatela: solo chi ha saputo tesserla vi ci si troverà".




                                                Capitolo 2



La diplomatica parlò in una lingua sconosciuta ad uno dei suoi compagni: questi, fatto un rapido cenno di assenso, voltatosi a passo sostenuto andò verso l’interno della stazione. Non vi era bisogno di dire altro. I selenidi rimasti tornarono a loro posto seguiti dalla diplomatica con a fianco Gathus; chiudevano il seguito i cinque giovani maghi. Questa situazione metteva tutti in disagio e chi per incertezza, chi per quieto vivere, si decise ad ammutolirsi. Nell’insieme il gruppetto dava l’idea di una bizzarra processione religiosa.
Raggiunta la panchina, la selenide prese posto a sedere e incrociate le gambe posò un blocco note sulle ginocchia; Gathus, che pure le era di fianco, non pareva interessato a quanto scrivesse.
I cinque erano carichi di aspettative ma nulla accadeva e il tempo passava; i nervi tesi mutarono l’eccitazione in frustrazione e presto per riflesso inconscio si trovarono ad osservare minuziosamente i loro visitatori extraterrestri.

Eccezione fatta per la donna, evidentemente a capo della missione, i cinque selenidi rimasti erano indistinguibili per funzione o ceto sociale; oltre alla testa scoperta, le lunghe cappe lasciavano intuire ben poco delle loro fattezze fisiche.
L’idea comunemente accettata riguardo al loro modo di vestire sulla terra¹ voleva che essi celassero agli sguardi umani l’estrema gracilità dei loro corpi, e l’annesso disagio che un simile spettacolo arrecherebbe alla sensibilità comune terrestre. La ridotta gravità lunare non favorisce lo sviluppo muscolare e l'accumulo incontrollato di grasso creerebbe gravi scompensi biologici: il passare dei millenni avevano favorito divergenze, premiando in salute le generazioni più adatte, sino a marcare anche nell’aspetto il divario etnico che passava tra i popoli della terra e quelli della luna.
Un suono di scalpccii in fondo alla sala li prese alla sprovvista; una piccola pattuglia, non più di quattro elementi, marciava nella loro direzione. Lo sbigottimento iniziale dei ragazzi fu fulmineo, ma durò poco nel constatare che ne Gathus, ne la misteriosa selenide parevano preoccuparsene. Infatti la piccola ronda non li degno neppure di uno sguardo continuando nel loro pomposo incidere; ma nessuno dubitava che quella non fosse una coincidenza. I cinque maghi erano ben familiari con il modus operandi del Glorioso Regno Fides, potevano leggere il significato di quella ridicola mini–parata come se fossero state insigne esposte in piazza: sua maestà sapeva e vedeva, era tollerante, ma... presente. Si guardarono tra loro, come condividendo un unico pensiero, cinque paia di occhi si fissarono sul volto della diplomatica ansiosi di interpretare la sua reazione.
Apparentemente distaccata, ella semplicemente continuava a scrivere impassibile, ma arrivò il momento in cui il fragore dei passi non poteva più essere ignorato: le labbra della selenide sfoggiavano un sorriso. Forse il riflesso di un saluto inespresso oppure una personale serenità per ciò che scriveva; eppure nelle menti eccitate dei suoi osservatori quel sorriso appariva beffardo o sarcastico; i giovani maghi credettero, o sperarono, di leggervi una affinità sovversiva che li legava; ma non era così per tutti, tra loro c’era anche chi risentiva di ciò come mancanza di rispetto.

Il primo arrivo scosse tutti; la tensione li rendeva sensibili persino per cose a cui erano abituati. Le pareti ronzarono, il lampadari vibrarono in modo controllato nei loro cardini: la pesante bestia di metallo fece la sua maestosa entrata in un fracasso infernale tra sbuffi e lo stridere sui binari dei ruote artigliate dai freni. La selenide non si alzò, e correttamente intuirono che non era ancora quello il loro momento. Quando il treno fu finalmente fermo le porte si aprirono. Il vapore empiva la sala come una leggera nebbia e in essa sembrava vi si muovessero dei fantasmi; poche figure scesero dalle carrozze, ancora meno salirono. Nel diradarsi della nebbia anche le carrozze e gli scompartimenti acquistavano finalmente forma completa. Un lungo fischio, rumore e nebbia crebbe, e come un sogno il treno si avvolse nuovamente nella nebbia prosegui lento verso l'oblio.
Per altre due volte vi fu attesa, silenzio, e quindi il ripetersi meccanico di quel frastornante evento. Ma più di ogni cosa fu il momento in cui la selenide chiuse il blocco note e si alzò a scuoterli maggiormente.

– È la nostra fermata, andiamo? – disse allegra

Tutti salirono a bordo ma, come preventivato, i maghi e i selenidi si divisero in carrozze separate mentre Gathus, il loro massiccio bodyguard, sarebbe stato a convegno nella carrozza dei viaggiatori lunari.
– Non ci vorrà molto; tornerò subito – chiuse la porta dello scompartimento dei ragazzi, dileguandosi senza attendere obiezioni.
Ma nessuno aveva spirito per ribattere, i cinque lasciati soli si incupirono nel vedere la loro piccola avventura finire in modo così poco soddisfacente, solo Aylen fu ravvivata quando si accorse che il loro treno era di un tipo integrato con le più moderne tecnologie. Questo infastidí gli altri, al punto da sentirsi traditi, dato la comune intesa di insofferenza al pavoneggiarsi dei loro regnanti: nessuno credeva che la presenza dei selenidi e la sontuosità di quel treno fosse una coincidenza. Una triste giostra messo come compenso alla perdita di un evento straordinario, quasi unico nelle loro vite.
Ma l'argomento catalizzatore fu presto altro.
– ...e così il bell'imbusto scarica i bambini e si apparta con l'esotica principessa della luna – fece malizioso Minosm mentre osservava, non senza rimprovero, Aylen che tastava lungo le pareti, voltava cuscini e rigirava le tende come alla ricerca di quale tesoro.
– È la sua storia – ribattè Thandi seduta al l'inseparabile fianco della sua amica Zarama e di rimpetto a Minosm – Lui non voleva neppure parlarle; ha accettato solo perché ci levava d'impiccio tutti: si è sacrificato –
– Sacrificato? – sbottò ilare – Quello non è mica la tua cara nonnina che ha combattuto nella grande guerra –
– Che c'entra? – si intromise Zarama, e ben conoscenza quanto peso aveva l'argomento che Minosm aveva inappropriatamente tirato in ballo – A nessuno piace vedere approfittare di chi aiuta gli altri: che tu lo voglia o no, il disastro di questa sera lo ha risolto così; è non mi è sembra che ti fossi lamentato di questo –
Lior, che finora era rimasto muto al fianco di Minosm, era consapevole di non essere ritenuto la causa del problema, ma il suo diretto coinvolgimento nell'incidente con la guardia lo metteva a disagio. Quando volle dire qualcosa Aylen, unica in piedi che gironzolava per la cabina, lo scavalcò per raggiungere il finestrino. Ora tutti seguivano silenti Aylen che guardava fuori e all'insù: dava l’idea di una gatta accovacciata, ma lei non seguiva la sfuggente vista dei grandi complessi industriale che correvano inghiotti nella notte: qualcosa oltre il vetro, ma ancora di parte del treno, catalizzava lo sguardo della cacciatrice.
– È anche nostro dovere sapere cosa combinano i selenidi – Thandi prese una pausa, sentiva gli occhi degli amici: una parola sbagliata su gli stranieri, e quelli sarebbero stati occhi inquisitori – Per la gente comune sarà solamente della gente figa ma non dobbiamo dimenticare che il loro potere è enorme, quello che hanno fatto durante la guerra... –
Minosm roteò gli occhi rassegnato, Zarama sospirò per l'amica, Lior appariva muto e meditabondo, ma l'andirivieni su e giù del suo ginocchio rivelava la profonda agitazione che covava dentro. L'esasperazione di Thandi crebbe oltre misura: non poteva più girarci intorno, aggirare il discorso avrebbe solo reso più vistosa la voragine – Si! parlo dell'ultima guerra, La Grande, la Finis: la guerra che avrebbe dovuto estinguerci tutti... ma che invece venne scongiurata dai selenidi e il loro misterioso potere –
– "misterioso potere" – fece eco Minosm, sarcastico – tutti sanno che sulla luna tecnologie troppo avanzate per essere comprese, e troppo arcaiche perché qualcuno, o qualcosa, ne abbia memoria. Ma quello che fanno è noto: tengono in vita! Tengono in vita i selenidi sulla luna, evitano l'estinzione della specie umana sulla terra quando si butta in una guerra suicida –
– Ah sì? – ribatte Thandi che sentiva ribollire lo stesso sangue che proprio in quella guerra aveva portato la madre di sua madre – Cosa guida questo potere, come stabilisce chi sta morendo? Come sa chi va salvato e chi invece può crepare con suo comodo? Le macchine decidono da sole? –
Lior si erse in piedi, quasi istantaneamente si pentì dalla ridicola drammaticità di questo suo atto e per un attimo rimase cose sospeso, ma poi riaffiorò la ragione del suo malessere
– Le macchine dei selenidi decidono? Si! E anche meglio di tanti capoccioni che guidano i governi qua da noi! Ricordi l'incidente di del Valchion, il terzo impero dismesso? Durante la guerra, e probabilmente anche prima, hanno tenuto segretamente in ostaggio una dei vascelli aerei dei selenidi: non ci vuole un genio per capire che
l’avranno rivoltata mille volte per carpirne i segreti fortunatamente per tutti senza venire a capo di nulla. Poi un bel giorno, a guerra finita si rassegno al l'inutilità del vascello, fanno i meschini adulatori… e si decidono a restituirlo ai selenidi. Ebbene... –
– ...il vascello si è attivato alla presenza dei selenidi prima di averne qualsiasi contatto fisico – riprese Thandi che conosceva bene quella storia e temeva Lior la manipolasse a proprio favore – non prova che quelle macchine hanno... volontà propria e autonoma! Il potere sotto il controllo dei selenidi è più grande di quanto dicono –
Minosm sollevo le braccia "ecco il problema con il complottismo" pensava seccato "le macchine sanno scegliere? Allora il problema è che non sanno scegliere autonomamente! Creano l'impianto del complotto, e se l'impianto salta, semplicemente lo spostano a proprio gusto. Le città dei selenidi sono dei buchi sotto la superficie lunare: ma loro hanno un potere che gli permetterebbe di conquistare la Terra in meno di una settimana, eppure l'unico momento in cui viene usato è per prevenire un suicidio di massa. Perché sentirsi in debito e riflettere sui tuoi sbagli quando puoi fare la vittima a tempo indefinito?" ma Minosm non avversava Thandi: dei complottisti detestava le amenità capricciosa, ma i selenidi erano un enigma bello e terribile per tutti. In cuor suo, forse, rispettava più lo scetticismo di Thandi che la venerazione religiosa che alcuni avevano verso "gli angeli della volta notturna". Ma Thandi sapeva di essere sola: ne Lior ne Zarama, che pure le era amica, condividevano la sua diffidenza verso il popolo della luna. Gli argomenti che usava Thandi erano spesso troppo simili ai sovversivi militaristi che volevano la restaurazione dei vecchi imperi. Lior, più per riflesso che volontà cosciente, diede voce a questi sospetti.
– Se i selenidi sono una tale minaccia... – disse con intenzione sarcastica, ma manifestandosi inquisitivo agli occhi di Thandi – ... pensi che dovremmo riesumare i vecchi imperi caduti e organizzare una bella guerra totale contro la luna? –
Thandi fece una smorfia, sapeva come ribattere alle risposte che si aspettavano da lei
– Gli imperatori fanno le guerre perché non capiscono un tubo, ma dietro gli imperi c'è una forza reale, fatta da migliaia di menti e braccia umane; non pulsanti e leve che fanno da se –
Minosm si fece gelido, le argomentazioni di Thandi le aveva già udite altrove: in chiuse cerchie oscure di gente che lui detestava profondamente. Nella sua mente spariva il volto della amica, apparivano quelle di decine di labbra infide che vi si specchiavano.
– Gli imperatori sono solo degli insignificanti fantocci seduti su una sedia con un esercito di farabutti attorno che impediscono alla persone oneste di liberare quel posto – La tensione crebbe, fastidiosi riflessi non consciamente richiamati fecero scorrere nelle menti ora accese l’idea di talvolta questo, talvolta quell'incantesimo.
– Ragazzi! – Il tono squillante di Aylen scosse il piccolo gruppo: la voce dell'amica facevano ora pesare stizza e rammarico come un oscura colpa – Credevo ci fosse qualcuno, oltre a me, interessata ad ascoltare l'incontro galante tra il bell'imbusto del nostro bodyguard e la bella selenide... ma forse mi sbagliavo? – Tutti gli occhi dei giovani maghi erano catalizzati su di lei, Aylen aveva un sorriso smagliante e li guardava quasi con euforia. Si aspettavano qualche rimprovero, di come quelli che si fanno per ricordare i dogmi e i legami dell’amicizia; ma Aylen sembrava aliena a quanto successo finora. Solo Lior che si reputava il più riflessivo, perché raramente ammetteva di essere il più impulsivo, ebbe prontezza di ricollegare gli eventi tanto da avere una risposta pronta.
– Il tizio in conferenza non è un pivello, se usiamo la magia ci becca subito –
Aylen si fece anche più luminosa in viso, era estatica: amava quando le sue migliori scoperte venivano quando si dubitava di lei.
– Allora perché non usare altro? –
Usata finora per convegno prima nella stretta cabina calò ora un silenzio attento, quasi intimo. L'unica in piedi e con le spalle al finestrino, Aylen era determinata a proseguire la sua esposizione: voltasi si chinò ad afferrare un piccolo cilindro asimmetrico dalla forma di un cono, tagliato alla punta, da cui pendeva un tubicino. Diversi spilli erano appuntati su quello strano apparato e ora emetteva dei ronzi i indecifrabili, suoni a diverse cadenze sembravano seguire una logica vagamente familiare, ma nessuno potesse dirsi certo di cosa; Minosm alzò la mano puntando il dito: una memoria vaga lo aveva messo sulla buona strada.
– ...! – Minosm esitò, portò il dito sulle labbra, come a voler zittire se stesso: non avrebbe rovinato ad Aylen il suo gioco, ma il dubbio lo bruciava – Non può essere quello che credo, quelle sono tecnologie riservate ai militari, un treno pubblico poi –
Accortasi che Minosm aveva capito, Aylen si decise a tagliare corto – Esistono treni dedicati alle forze armate; anche se camuffati come mezzi pubblici quando ci sono ospiti importanti –
– i selenidi – sorrise Zarama, lieta di aver scoperto almeno una parte dell'enigma – le parate dei governi sono sempre di natura marziale: allora Aylen, cosa hai trovato su questo treno da militari? –
– Con più tempo, un foglio e inchiostro avrei coniato il sogno di una vita: ma la vostra Aylen non dimentica gli amici... e i bodyguard ottusi che si vogliono tenersi per se i segreti delle belle selenidi – premette a fondo uno degli spilli appuntati al tubicino, e manipolò altri due o tre come levette. Il ronzio crebbe, più incisivo seppur ancora tremolante. Tutti indistintamente, persino Aylen che si credeva più preparata, ebbero un brivido nell'udire l'alieno gorgoglio mutarsi in un flusso forte, chiaro e limpido: quella era la voce di Gathus.

Gathus aveva dovuto aspettare la selenide in una cabina vuota; l'attesa non lo disturbava, il muoversi del treno e la soluzione trovata per i ragazzi era l'unica cosa che interessava il suo lavoro. Ma nel trovarsi solo per poi vedersi la selenide che senza bussare piombava di soppiatto, lo fece scattare in piedi; per qualche ragione si formò nella sua testa l'immagine di un qualche illecito incontro galante, idea bislacca che riuscì subito a togliersi dalla testa ma che in principio lo mise nell'impaccio dell'imbarazzo. Ci furono pochi convenevoli e la selenide passò immediatamente a ricapitolare vicende che lui già conosce
va bene; con l'accendersi della discussione Gathus aveva perso ogni imbarazzo e ribatteva animatamente; fu per questo che Gathus non fece caso il clic di attivazione del sistema di comunicazione da cui Aylen origliava riconoscendo la sua voce. Poiché manomesso in solo invio, ne Gathus ne la selenide udirono i ragazzi parlare dall'altro capo quando si avvicinarono ad origliare tutti insieme.
– Vi renderete ridicoli agli occhi del pubblico se credete che vi sia nazione, o regno, disposto a concedervi una cosa simile –
– Solo per chi non conosce la nostra condizione... e le nostre ragioni – La selenide non risentiva dalla sua goffa irruenza smorzata. Gli appariva come un grande orso che goffamente cercasse di scacciare una farfalla senza voler ricorrere all’intimidazione; per un attimo anche a lei sovvenne l'impressione di un incontro galante.
– Di come vivete, rintanati in enormi basi nel sottosuolo lunare con antichi macchinari a tenervi in vita, è noto; si sa anche che nessuno potrebbe riparare quegli apparecchi. Per questo non di meno i disperati appaiono come folli –
– Tu, Gathus, tu sei tra quelli che ci giudicano così? –
– Non con malizia, ma il mio giudizio non è troppo diverso. C’è una soluzione più semplice e naturale: che siano secoli o millenni, appartenete anche voi al genere umano, la terra è un vostro diritto non meno del nostro –
– Migrare in massa – disse vacua in risposta, come se avesse cantilenato una antica strofa – o...quale carità! La comunità internazionale si impegnerebbe a risolvere il più piccolo disturbo capitato ad un qualunque regno terrestre che esista da appena due secoli o tre secoli… quasi fosse un altro mondo in bisogno; ma un corpo celeste come il nostro, con millenni di storia autonoma? –
– Isolati, ma sempre umani: non siete alieni, non fatevi alienare – La profondità e il coinvolgimento del tono con cui egli replico sorprese i cinque che origliavano: c'era qualcosa di diverso dalla stoica e anonima figura del loro bodyguard che ancora non riuscivano a decifrare. – e comunque – continuò – Non è la vostra autodeterminazione che contesto; ma la fattibilità di quello che chiedete –
– Sarebbe stato folle qualche anno fa, questa... energia, questa cosa che voi chiamate"magia" è un fattore nuovo, qualcosa di sconosciuto anche alle menti che crearono gli arnesi che ci ingabbiano sulla luna – La fredda diplomatica era trascinata da speranze inconsce; persino Gathus poteva leggerne gli strati sommersi. Cos’era cambiato? Il governo dei selenidi era sempre stato un punto fermo di una cultura sempre votata alla razionalità, uno dei pochi, forse l’unico con cui la società umana si sia mai rapportata. Reclinò la testa di lato, non era uno scienziato; non aveva l'arte ne il tatto di sfiatare gli entusiasmi senza apparire deprimere. Lei non era la prima selenide che le parlava di quelle visionarie speranze, rifiutare all’epoca era stato più semplice. Ai sovversivi selenidi venuti da lui bastava raccomandare di porre più fiducia ai loro magisteri: ma quella che aveva di fronte ora era una rappresentante, la voce di quello stesso governo a cui lui aveva raccomandato tanti selenidi ad un pacifico ritorno. Se solo fossero stato più arroganti, mossi da ingenuità più che disperazione… o semplicemente ottusi: i soldi gli avrebbero fatto comodo e non avrebbe avuto rimpianti ad assecondare vacui capricci e disillusioni.
– La magia non è quello che credete...
Il fruscio prese a velare ogni suono come tanti granelli di sabbia, inghiottita come dalle sabbie mobili, la voce di Gathus sprofondò nel caos informe.Non valsero tutti gli sforzi di Aylen per recuperare il resto del misterioso incontro.


¹ Le informazioni riguardo alla moda casalinga dei selenidi sono confuse se non proprio mitizzate; leggende urbane affermano che essi, semplicemente, vagano con abiti dipinti sulla nuda pelle, o che i loro abiti siano delle sottilissime pelli secondarie, troppo aderenti per essere veri tessuti artificiali come quelli che si trovano sulla terra
Alessandro WBC
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Capitolo 3




- Accendi! Prova ora - Aylen scostò dei pesanti torsori sul banco di lavoro liberando due tubicini che presero a pulsare: da una estremità di essì proveniva un ronzio piatto. Aspettative e paure si miscelarono come un unico laccio che le serrava le labbra che sembravano volersi liberare.
- uhm - le parole non venivano. Aveva lavorato duro, completamente isolata dal mondo negli ultimi due giorni da quella fatidica notte sul treno. I militari potevano aver creato quella tecnologia, ma nelle loro mani era scienza morta e inutile, lei invece l’avrebbe liberata. Si sentiva una novella Prometeo, la sua missione non sarebbe stato fuoco ma il diritto alla parola. Rimuginò ancora un po', doveva farsi coraggio, in fondo quella sarebbe stata la prima parola di tante. Si morse il labbro: era importante, doveva scegliere bene. - uhhh, Ciao... uhm, Mondo? - scosse la testa ripiegando nervosamente di lato, poi fulminea si ricordò di qualcosa equamente importante: porse l'orecchio presso l'altro beccuccio, nient'altro che ronzio. Spinse su e giù delle minuscole levette incassate sul tavolo, poi ripeté con più determinazione
- Ciao Mondo! - e per non farsi mancare nulla - Ciao, mondo? -
Ancora nulla, sospirò frustrata, quindi - Ehyyy, mi senti!? - urlò
Dopo un breve attimo il silenzio venne rotto da una voce umana; il cuore le balzò il cuore in gola.
- Certo signorina! Ditemi pure quando abbiamo fatto! -
L'estasi era durata appena il tempo di rendersi conto che il maggiordomo al piano di sotto aveva risposto al suo urlo, non la macchina dall’altro capo.
Reclinò in avanti; gomito sul tavolo, gemette delusa portando la mano reggere la testa;
Gemette mentre si copriva il volto con il palmo, ma solo metà del viso era coperto; un occhietto sconsolato mirava come dal mezzo volto di una luna trasognante: il beccuccio non emetteva altro che quell’inutile ronzio.
"Così non va; non posso, non posso" pensava fra se "...non posso andare da loro e dirgli semplicemente che ho intercettato i loro discorsi con una macchina di quella gente: che differenza ci sarebbe tra me e una comare che origlia da una porticina socchiusa?"
Si raddrizzò sullo schienale, pose le braccia dritte sul tavolo a pugni chiusi, come zampette di gatta, per stiracchiarsi - uhnnnnmm! - Erano due giorni che non riusciva a pensare ad altro "perché non sono nata li da loro, sulla luna? Io le macchine le capisco, posso ripararle... potrei anche replicarle se mi ci metto! Potrei risolvere i problemi di tutti. È come ha detto Minosm: le macchine dei selenidi sulla luna sono per la vita... qui sulla terra si pensa a servire solo morte"
Persa nei suoi sogni rigirava distrattamente un bilancino a spettro in ottone: lo strumento emetteva piccoli riflessi arancio-violacei. I lampi gentili sembravano esercitare qualche incanto soporifero, questa idea le si piantò in testa ed ebbe come una fulminazione. "Si!" scattò in piedi, se i selenidi cercavano la magia, con quella sarebbe arrivata a loro. Era il momento del piano B... "se solo quell'idiota si decidesse a rispondere".



- Allora, mi rispondi o no? - Zarama si volse verso l'amica: Thandi la fissava con rimprovero, attendeva una risposta - Guarda che non ti obbligo, basta che me lo dici e cambiamo discorso, oppure continuiamo zitte zitte con la nostra passeggiata da zitelle.
- Scusa, - rispose Zarama ricapitolando i propri pensieri - pensavo a Aylen. - mentì - Non l'abbiamo neppure ringraziata per quello che ha fatto -
- Aylen dici? - rispose Thandi prendendosi un momento per ricollegare il nuovo flusso di idee - Ma mi pare fossimo tutti, lei inclusa, un tantino... presi. Quando... quella roba parlante ha finito, eravamo abbastanza assorti a dirci che ne pensavamo - "una volta tanto invece di darcele" avrebbe voluto ironizzare Zarama, ma non le andava di rinvangare un piccolo stupido incidente; invece formulò nell’intimo un pensiero più vacuo, sereno.
- Stavo morendo quando ho sentito il passo di quel gigante nel corridoio, mi dicevo: "eccoti qui Zarama, quel... Gathus ora ti fa un occhiata e tu spifferi tutto; non la riesci a tenere chiusa quella tua boccaccia" -
- Buona fortuna a Gathus allora! So io che miracolo ci vuole per cavarti una sola parola, figurarsi una discorso intero! - protestò partecipando al sommesso ridere delle amica - Se quel tipo davvero riesce a far parlare Zarama - sentenziò solenne - davvero sono quella che va a costituirsi al TACS; o chiedere asilo, a seconda -
- Comunque, comunque - riprese Zarama trascinata dall’allegria delle loro stesse voci, più che il contenuto dei loro discorsi - l'idea di Lior mi ha salvata: fingere tutti di dormire è stata la cosa migliore. Tanto le possibilità che quel Gathus si aprisse con noi erano proprio zero! -
- Ah, il metodo del governo va in voga tra i vecchi. - riprese Thandi - Ci fosse la fine del mondo oggi stesso... si aspetterebbe comunque domani: così, giusto per avere la prova empirica - Era rimasto il sorriso sulle labbra di Zarama, solo la gioia era andata via: oramai aveva sviluppato un sesto senso su Thandi e la sua voglia politicizzante. Un forte legame di empatia correva tra le due, il mal celato riflesso di Zarama fu come benzina sul fuoco. Thandi credeva di poter provare la genuinità delle sue idee, imputava alle parole la colpa di suonare false.
- 'Nsomma dico, non è un modo di fare che tranquillizza? Sono stati i selenidi a salvare il mondo, se ora si fanno il giro delle corti vuol dire che sta succedendo qualcosa: l'unica cosa a cui puoi immaginare è che di nuovo ... -
- Non è come prima: non ci sono imperi emergenti, imperi decadenti e conflitti vari;  siamo in pace, pace! - Zarama rispose repentina ma presto si pentì di aver obliato l'effimera spensieratezza appena emersa e così dissolta; optò quindi per un tono più malleabile, quasi materno - Thandi, io ti voglio bene come amica, ma credo che l'incontro con la selenide... ti abbia agitata troppo... troppo in quel senso. Ecco! La politica lasciala, appunto, ai vecchi -
- Si, però se c'è una guerra... - replicò Thandi sottile e a vampe mal controllate -... i vecchi chi mandano a tirare d'arco? Oppure il dragone di lancia come bestia sacrificale per le macchine del nemico? Non sono mica i vecchi quelli, no? - Zarama guardava la luce negli occhi di Thandi con paura...e quella paura era, forse, sentirne ammirazione - hai sentito Aylen a proposito del censimento ombra, no? - continuò - sicuramente ci siamo dentro pure noi. Pubblicamente ci dicono "non  parlate di magie",  oppure: "no incantesimi, incantesimi no!". Se possibile ci multerebbero anche solo il pensiero. Ma poi però se c'è una guerra, dove sono i "loro" maghi lo vogliono sapere... - vi fu una pausa, un piccola sospensione a cui non segui null'altro di verbale. Guerra, pensava Zarama, una guerra con la magia non c'era mai stata: di un conflitto simile tutto si immaginava e nulla si sapeva: “l'unica cosa certa era che una simile guerra neppure i selenidi avrebbero potuto più fermarla”.
Zarama poteva sembrare ingenua per i suoi silenzi, ma non lo era: lei ascoltava. Come gli altri, anche lei veniva da una famiglia borghese arricchitasi con la magia; ed essa, la magia, era di casa, parte del loro essere famiglia: la normalità che fuori dalle mura domestiche erano sorgente di sospetto e diffidenza. Questo sovente portava ad isolarsi; e come contrappeso alla solitudine venivano spesso organizzate feste tra ricchi: uno specchietto per mimetizzare incontri segreti tra le tante cellule di studiosi degli arcani. Tra le decine di volti anonimi, gli incantatori più illustri erano ben celati, ma Zarama aveva imparato a riconoscerli fin da quando era piccola. Le bastava guardare gli occhi dei suoi genitori: nella loro luce poteva scorgere il riflesso dei più grandi maghi del regno. Ma non bastava sapere chi fossero: potenti incantesimi ottenebravano i discorsi segreti in quegli incontri, pero lei era riuscita a raccoglierne molti pezzi. Gli animi eccitati dall'alcol erano stati dei validi aiuti. Il tempo le aveva permesso di ricostruire molte storie partendo da pezzi abbandonati da distrazioni oppure intuiti da repentini silenzi imbarazzati.
- Andiamo a prendere un caffè? - disse fermatasi improvvisamente e fissando Thandi - ho bisogno di un caffè - ribadì con una strana carica, come se nel ribadirlo avesse già assaggiato il primo sorso. Non accettò obiezioni da parte di Thandi che, infondo, anche a lei non dispiaceva la proposta. Le due amiche si avvolsero in una strana spensieratezza nell'incamminarsi verso il loro bar preferito. Zarama infilò entrambe le mani nelle tasche del suo cappotto nuovo, quello che le era piaciuto perché molto simile a quello che Gathus le aveva fatto indossare anche solo per poco. Una delle mani in tasca toccò qualcosa di piatto che sembrava contenere dei foglietti.
 

- Dicono che la vita sulla luna sia persino più primitiva che qui. -
Minosm guardò distrattamente attraverso il finestrino la pavimentazione che correva giù a una decina di metri sotto; sbuffò, per tutto il viaggio sulla "Metro Sospesa" quasi non si era parlato d'altro. In due giorni questa situazione non accennava a migliorare.
- Per tranquillizzare ci dicono tante di quelle cose - si decise a rispondere con indolenza a Lior - ...non hanno libero accesso alle tecnologie che li tengono in vita, che hanno paura di guasti e non toccano nulla - Minosm fece una smorfia che Lior non riuscì a decifrare – Nessuno ci crede; ma cosa vuoi che facciano i governi? È come essere un topolino tra le zampe di un gatto che squittisce: non hai voglia di metterti a discutere sulla catena alimentare. - disse maledicendosi in cuor suo per non aver trovato dei posti a sedere mentre lottava per mantenere l'equilibrio nel vano sovraffollato della carrozza del metro.
- Non sappiamo questo, non sappiamo quello - Lior, meno abituato ai colpi di scambio dei bracci che teneva la carrozza sospesa, incespicava tra il parlare e mantenere l'equilibrio - però vengono a cercare qui il potere della magia - con enorme soddisfazione Lior si accorse di essere riuscito a spiazzare Minosm: quel silenzio non era dovuto alla mancanza di equilibrio. Trillò un campanello; lesti, e scansandosi nella calca, guadagnarono l'uscita nell’esatto momento in cui il metro si ricollocava sui binari della stazione sopraelevata. Minosm non attese neppure che la vettura fosse completamente ferma per balzare fuori; Lior seguiva a passo e, ivi, si tenne anche per la quasi rocambolesca discesa per la scalinata che riportava a livello del suolo.
- Non vuol dire nulla - ribatté come se rispondesse ad una domanda appena fatta, segno che aveva pensato questa risposta per tutti il tragitto fatto in silenzio - Cercano qui la magia perché solo qui c'è la magia: è come per gli incontri segreti dei nostri vecchi per incontrare gli eccelsi arcani in latitanza. La magia è solo intrattenimento per persone di un certo rango - disse, convenientemente dimenticando di includersi
- Non è quello che abbiamo sentito sul treno: loro cercano qualcosa per loro stessi, e riguarda se diventare o meno dei terrestri a tutti gli effetti. -
- Ecco, gli stabilimenti delle "Poste pneumatiche e Transvalori" sono proprio dietro l'angolo - Ma Lior non accettò di cambiare discorso
- Poi, cercare un tipo del calibro di quel... Ghatus - insistette, Minosm si gratto la guancia sinistra; si immaginava che Lior lo sfidasse minando la sua capacita analitica, sfida che in cuor suo accettò.
- È che dovremmo dire di quel tizio, caro il mio Lior? - enuncio melodrammatico, a modo di grande investigatore - Quel nome non gli è piaciuto sentirlo, e non mi pare sia mai stato usato dai nostri vecchi: io dico, gli uomini che nascondono i loro nomi sono gente in fuga – disse ironizzando con tono cospiratorio.
Di fronte a loro si stagliava, semi aperto, un grande cancello chiazzato da vernice verde e scrostata di ruggine; non vi era nessuno nella guardiola giacché quello era orario di apertura al pubblico e la maggior parte delle attività si svolgevano all'interno dell'edificio principale: un brutale parallelepipedo in mattoncini rossi anonimo in tutto se non per grandi finestroni su ogni facciata. Lior si accorse che non era più possibile ignorare le incombenze che li avevano portati li.
- Fai molto uso di questa posta crittografata? - disse mentre varcarono l'entrata
- Affatto, ma in famiglia è una mania, credo che un mio trisavolo fosse una spia o qualcosa del genere. Il motto di famiglia è "in:significato": in, due punti, significato – poi rapidamente aggiunse per scongiurare ulteriori quesiti tecnici - Che zia Annelis si metta a scrivere anche a me, mi preoccupa non poco; ma se vuoi imparare l'arte delle missive crittografate, è meglio impari pure a tenere a bada le più entusiaste scrittrici complottiste... come la zietta Ann -
Il ronzare delle industrie pneumatiche crebbe di intensità esponenziale a quando passarono oltre il varco del portone principale: l'enorme affollata sala delle poste pneumatiche si apriva loro.
Una vasta rete di tubi correvano sul soffitto ed ogni parete non già occupata da valvole, leve e qualche scrivania. Benché singolarmente non troppo rumorosi, l'enorme quantità di contenitori cilindrici che correvano attraverso i tubi contribuiva al baccano generale di voci e stantuffi.
- Avevo capito non ti scrivesse mai - chiese Lior alzando un po' il tono
- Poco, ma già più di quanto riesco a tollerare - nonostante l'accalcarsi della folla presso i tubi da cui venivano somministrati i cilindri postali, non vi fu da attendere troppo: gran parte dell'intero sistema postale era automatizzato e, fatta eccezione per alcune norme di privacy e sicurezza, ognuno si serviva da se. Si avvicinarono ad uno dei banconi con meno fila e presto furono serviti.
- Salve - disse timidamente Minosm intenzionato a fingere quanto credeva adatto a un burocrate - la mia zietta mi ha mandato delle ricette per posta, non so se questo è il posto giusto; cioè, mi è stato spiegato... - l'omino dietro il bancone smise di scrivere e lo fissò di sfuggita
- invito di consegna, folio identificativo personale e codice UUID? -
Minosm impacciato tirò fuori di tasca e pose i documenti sul tavolo, poi intinse una penna messa li a posta e scrisse un codice a parte. Quello dietro il bancone frettoloso arraffò e controllo tutto, ma si bloccò nel leggere il codice
- Solo cinque caratteri dell'UUID? - disse. Minosm finse imbarazzo
- Paparino non me ne ha fatto memorizzare di più, dice che ... -
- Va bene, va bene - l'omino si grattò nervoso la pelata, poi rassegnato si mise a lavoro trascrivendo complessi calcoli sulla base di quel poco che gli era stato dato. Lior era sicuro che Minosm sapesse a memoria tutti e trentadue caratteri del suo UUID personale: cinque era il minimo legale per verificare qualsiasi operazione, ma con così poche cifre l'operazione sarebbe stata più logorante per l'impiegato. Due caratteri in più dal suo UUID e l'operazione sarebbe stata più facile per lui, e rapida per loro; il tutto senza compromettere la sicurezza. Minosm poteva avere una qualche ragione che a lui sfuggiva, ma non riuscì a scansare l'impressione che faceva così per pura malizia.
Finito i calcoli della verifica, il burocrate tirò un lungo sospiro, quindi gettò il pezzo di codice scritto da Minosm ed invito in un inceneritore.
- Tubo 27, Altezza Delta: sbrigatevi perché il cilindro non vi aspetterà -
Recuperato il folio identificativo, Minosm si voltò repentino e corse via senza neppure un saluto; Lior fu anche più spiazzato del burocrate, ma presto si riebbe - Grazie! - quasi urlo, e senza attendere altro si fece appresso a Minosm che già lo aveva distanziato. Dovette ricorrere ai richiami di Minosm per tenere il passo tra la folla, anche avrebbe preferito evitare “corri! corri lumachina!” che agitavano la folla direttamente di fronte a lui.
- È questo - Disse Minosm chinatosi a sollevare uno sportellino del tubo di trasmissione assegnato, Lior riprendeva fiato: era un tipo solitario, sapeva correre, ma non nella calca. Minosm aveva intanto richiuso lo sportellino e abbassato una levetta li vicino: il tubo prese a vibrare
- Hai familiarità... con… con…. questi posti – constatò Lior esasperato dall’affanno.
- Tra questi tubi corrono i più turpi segreti del regno; qualche scandalo di troppo, e ora tutti hanno la mania di crittografate tutto - vi fu un tonfo secco, Minosm repentino sollevo lo sportellino e arraffò il cilindro - Prima era più facile intercettare lettere dei nostri emeriti, e non tanto nobili, concittadini. Pensa, tutto scritto in chiaro e senza crittografia; con l'aiuto di ... - Minosm fece una pausa che Lior notò con sospetto. Svitato il tappo, estrasse il contenuto del cilindro: un foglio saturo di lettere e numeri, apparentemente disposti alla rinfusa - ...di pazienza e volontà... si poteva intercettare di tutto – Lior, fingendo di non aver notato come Minosm avesse celato il nome del suo complice “pazienza e volontà”. Minosm da parte sua era già perso in un vago mugolio mentre osservava quel piccolo tesoro codificato da simboli, lettere e numeri. Forse non aveva troppo a cuore la presenza della sua zietta, penava Lior, ma di sicuro i di lei scritti non erano così in bassa considerazione.
- ...e lo leggi così? - protestò Lior, più seccato di sentirsi tagliato fuori che reale interesse per il metodo adottato - ...senza pallottoliere o inchiostro per trascrivere la decrittazione? -
- Abitudine, non tutto si fa su carta o con la magia. Ora lasciami concentrare, è già abbastanza deprimente dovermi spremere le meningi per le facezie di zietta Annie - Minosm corrugo la fronte, lo sguardo errava lungo il foglio senza apparentemente nesso di contiguità logica. Lior poteva intuire stesse decrittando, ma anche senza essere un esperto indovinava ci fosse qualcosa che non andava. Dopo un pò Minosm confermò i suoi dubbi
- Ma che? - Si stacco dal foglio e strofinò gli occhi - Vuoi vedere che scrive anche da ubriaca ora? - Esasperato si portò su un tavolino pubblico corredato dell'occorrente per la decrittazione e si mise al lavoro. Non passarono neanche cinque minuti che sbottò portandosi una mano in fronte
- Quella stupida, farmi perdere tempo cosi! Perché non mi ha chiesto la chiave pubblica invece di fare virtuosismi da baraccone clonando quella di mia zia? -
Da dietro un distratto Minosm, Lior poté leggere intuendo la soluzione a due enigmi: chi fosse la vera scrittrice di quella missiva, nonché la complice di furfanterie ai danni delle poste. "Scemo di un Minosm, sono Aylen: mi serve che tu..."
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
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MessaggioInviato: Dom 17 Feb, 2019 12:43    Oggetto:   

Si fa leggere, nonostante ci sia da sistemare qualche frase e a volte spariscano concordanze tra soggetti, verbi, generi.

Si fa leggere anche se è lunghetto e non è completo.

Però anche questa mania di far precedere gli aggettivi ai sostantivi, figlia tipica di letture in lingua inglese tradotte in economia, andrebbe sistemata, a partire dal titolo.

Vediamo che ne pensano gli altri
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 19 Feb, 2019 13:17    Oggetto:   

C'è bisogno di un lavoro di editing
Jabbafar
IMPERATORE
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MessaggioInviato: Mar 19 Feb, 2019 21:11    Oggetto:   

il_Cimpy_spinoso ha scritto:
Si fa leggere, nonostante ci sia da sistemare qualche frase e a volte spariscano concordanze tra soggetti, verbi, generi.

Si fa leggere anche se è lunghetto e non è completo.

Però anche questa mania di far precedere gli aggettivi ai sostantivi, figlia tipica di letture in lingua inglese tradotte in economia, andrebbe sistemata, a partire dal titolo.

Vediamo che ne pensano gli altri

te lo scordi che legga tutto questo
Jabbafar
IMPERATORE
Messaggi: 20033
MessaggioInviato: Mar 19 Feb, 2019 22:06    Oggetto:   

 1la luce intensa 
2 timidi riflessi sul metallo opaco
3 traspariva il buio della notte. 
cerchiamo di prendere una decisione c'è luce o c'è buio


============
Nonostante le tante lampade, l'enorme sale non era per punto riscaldata 

brutte notizie .. le lampade non scaldano
==========================
 il freddo notturno traspariva anche dal pesante cappotto
quindi se uno indossa un pesante cappotto fa freddo e il tizio che non lo porta pensava che fuori facesse frescolino? il fatto che uno indossi il cappotto non vuol dire che fuori fa molto freddo.
================
parlavano basso


cioè erano in ginocchio?
=======
se stavano parlando basso .. perchè decise di parlare? non stavano già parlando?


===========
 il giovane strofinò la mano sull'altro avambraccio; il rivolo rosso svanì senza alcuna traccia. 

quindi il sangue non "correva sul braccio" era "fermo sul braccio"
oppure correva verso la testa fregandosene della forza di gravità?
============================
– l'omone guardò indietro, oltre il giovane

quindi si parlavano in ginocchio, a bassa voce dandosi le spalle!


=================================
disse in tono in parte canzonatorio, in parte severa, mentre gesticolava. 



che cosa gesticolava?
===============
apprensione= usa libro dei sinonimi ogni tanto

==========
l'omone alle due

due chi??????????
donne ragazze cavalle mucche nane prostitute maestre 
naziste?
===============================
inciampato al salto sul cavalcavia

cioè????
si è autosgambettato, faceva un due tre stella?
================
 Ma non c'è pericolo che la guardia era bella che sistemata dal colpo di Lior – 



ehhhhh????????
=======================
Quello che gli dicevo – riprese finalmente Lior – Ma lui dice che non dovevo

ehhhhhhhhhhhh????????????????
=============
un po.

vergognati -- 2 e a posto
==================
aggiunse quella che finora era stata, in senso relativo, la più silente 

ehhhh?
in senso relativo rispetto a cosa? rispetto ad un mimo? a un gufo?
silente???? tropppo harry potter
====================
ondeggiava in cerchio il braccio con fare eloquente. 



ehhhhh????????
eloquente
Dictionary result for eloquente
/e·lo·quèn·te/
aggettivo
[ol]
[li]Fornito di una grande facilità di parola[/li]
[/ol]



un braccio parlante?????????
=====================
Ho preferito l'efficacia non letale piuttosto che intonazione e acustica



quindi un'intonazione e acustica letale??????
http://www.treccani.it/enciclopedia/acustica/

acustica Tradizionalmente considerata come la scienza che studia il suono



voleva fare un saggio in falsetto sulle vibrazioni?
===================
Zarama non terminò con la stessa sicurezza iniziale.



terminò che cosa?? di mangiare un gelato, di saltare i cavalcavia, di domare una scimmia urlatrice?


==================
 non riusciva a ritirarlo nei panni di un gracile studioso di arcani. 

ritirarlo????
arcani cosa????????
========================
quella braccia sono di qualcuno a cui piace dare un gancio destro – 

braccia? cioè da il gancio destro anche con il sinistro?
=================
saltare l'inferriata
inferriata s. f. [propr., part. pass. di inferriare, sottint. finestra]. – 1. Grata di ferro di forme semplici, usata a solo scopo di protezione di finestre e porte-finestre

finestra???? ma non erano in stazione??
==============
Avete dovuto spendere magie?

spèndere v. tr. [lat. expendĕre, propr. «pesare», come il semplice pendĕre: in origine infatti il denaro si pesava, nei pagamenti] (io spèndo, ecc.; pass. rem. spésispendésti, ecc.; part. pass. spéso). – 1. Dare ad altri del denaro, generalm. a titolo di pagamento per merce acquistata o come compenso per servizî:

quindi la magia è la moneta di quel mondo?
==================
pressovia

per la Treccani questa parola non esiste. se è una parola inventata che significa?
==============================
Per noi ora qualsiasi posto è pubblico.

che vaccata ..... di affermazione
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basta non ne posso più


... sappi che è colpa del Cympi  io vado a leggere  H G Wells, la battaglia dell'aria  ... credo
HappyCactus
Ministro alle puntualizzazioni
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MessaggioInviato: Mer 20 Feb, 2019 11:20    Oggetto:   

Jabba, ho finito il popcorn.
Fedemone
Haut-Lord Haut-Lord
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MessaggioInviato: Mer 20 Feb, 2019 12:25    Oggetto:   

Mah, all'inizio ho avuto delle difficoltà a capire chi facesse cosa, le frasi andrebbero riviste.
I personaggi dovrebbero una personalità più spiccata e le descrizioni in generale non sembrano cogliere l'essenza della scena o dell'atmosfera, come se mancassero di incisività (forse troppi nomi tutti assieme per essere un assaggio? magari dedicare prima qualche scena slegata, semplice e poi ricomporre il tutto in seguito in un insieme coerente, come somma di (mini)racconti brevi?).
Poi non ci ho dedicato troppo tempo, lo ammetto, ma più in generale non è riuscito a cattuarre molto l'attenzione, pur avendo dalla sua un buon potenziale.
il_Cimpy_spinoso
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MessaggioInviato: Dom 24 Feb, 2019 11:41    Oggetto:   

Ecco: "buon potenziale". Necessitante di qualche limatura. En passant, grazie, Jabba.

Poi, se ci racconti come prosegue, noi ti si fa di nuovo il mazzo gratis, eh?!
Alessandro WBC
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MessaggioInviato: Ven 15 Mar, 2019 19:55    Oggetto:   

                Capitolo 4



Sparse pozzanghere di pioggia mattutina chiazzavano il lastricato che dava sulla facciata del piccolo bistrò, due giovani donne sedevano ad un tavolino mentre discorrevano piacevolmente tra loro. Il freddo era intenso, ma tollerabile e perciò le due avevano preferito sorbire il proprio caffè all'aperto. Zarama allungò una mano al centro del tavolino, sollevandola rivelò un portafoglio in pelle marrone, visibilmente eroso dal tempo. Thandi non avrebbe mai creduto che l'amica potesse darsi al furto, ma intuì subito che quell'oggetto non le apparteneva; esitò, ma poi comprese.
– È suo? – domandò, Zarama che semplicemente le annuì in risposta.
– È stato un incidente; non voglio mica tenerlo – prese a chiarire Zarama. In realtà, nel profondo Zarama non era sicura di chiarire la cosa a se stessa.
La notte in cui Gathus le affidò il suo cappotto si era trovata a camminare nervosamente con le mani in tasca, fu lì che trovò il portafogli, e fu quando vide per la prima volta i selenidi che l’emozione la spinse a spostare quell’oggetto nelle tasche interne del suo abito. Non aveva intenzione di rubarlo, ma per il resto di quella nottata, e i due giorni appresso, non era mai riuscita a trovare il coraggio di parlarne ad alcuno. Gathus non si era mai presentato a richiederlo indietro, almeno che lei sapesse.
Eppure sentiva che c’era qualcosa di vago, confuso e nascosto nella sua mente: quel portafogli era una specie di chiave di volta al contrario. Non capiva l’impianto di quella faccenda ma credeva che i segreti di quell'individuo massiccio e misterioso facessero da perno ad una struttura più grande e complessa. Quel portafogli non era importante in sé come oggetto o contenuto, ma come segnalibro tra le migliaia di storie che le vagavano in mente.
Thandi nel frattempo stava rigirando il portafogli tra le dita, non osando aprirlo. Fosse per lei si sarebbe già andati alla "Casa Circondariale delle Sicurezze", il tipo di stazione di polizia più comune, a denunciare il ritrovamento, ma non le andava di essere additata sempre come quella più istituzionalista.
– Lo hai aperto ? –
– Non sai quanto ci sono rimasta su a pensarlo prima di farlo... – Zarama buttò fuori un respiro – una fifa matta per tutto il giorno appresso. Ero sicura che l'avesse sigillato con qualche incanto–trappola di grado più alto: roba che ti fa perdere la mano se ci provi –
– ...e...? – riprese calma Thandi, la sua amica era in perfetta salute.
– Niente. Né incanti, né alcun che di importante dentro: qualche misero ritaglio di giornale, una data che risale al l'ingaggio con i nostri genitori e delle note di credito –
– Alla faccia del ricercato dal TACS, probabilmente alla fine non era nulla più che una specie di buttafuori, scelto dai nostri genitori solo per la prestanza fisica –
– Non era dello stesso avviso la selenide, e poi potrebbe anche voler dire che sa come non lasciare tracce –
– Questo possiamo scoprirlo subito... – Thandi fece per ferirsi sul palmo, Zarama la bloccò.
– No! Niente magia – Thandi sollevò un sopracciglio e fissò spiazzata; Zarama si sentì in obbligo di spiegazioni – ho pensato a rivolgermi a... sai, i nostri colleghi. Ma come siamo visti noi novizi; se cerchiamo magie più potenti contro altri maghi – Thandi non ebbe bisogno di sentire altro: le magie di tracciamento sono semplici da fare, così come è facile essere rintracciati a propria volta.
– Già – convenne Thandi – Il futuro di un mago sta nella rete di istruttori a cui riesce ad aggrapparsi; un passo falso, per un novizio farsi una cattiva fama equivale a giocarsi la carriera anche prima di iniziarla. – Thandi sorrise, ma il volto di Zarama era ancora severo: c'era dell'altro
– Non è solo questo – rispose – Ricordi quando mi parlavi del censimento ombra? Beh, è un po' più complicato – Thandi posò il portafogli sul tavolino fissando la sua amica carica di aspettative. Zarama non era tipo da ciarle: quel poco che diceva veniva da una persona che aveva ascoltato, altri ammassavano parole lei, semplicemente, sapeva.
– È un discorso intricato, che neppure io riesco a venirne completamente a capo – Thandi lesse nella voce di Zarama il conflitto tra la voglia di parlare e semplicemente dismettere quei pensieri, ma lei voleva sentire.
– Dii semplicemente quello che senti; io non giudico – Sorrise
– La magia pura e semplice la possono avere tutti. – Thandi si commisurò, nella cerchia accademica dei maghi questa era già una eresia: l’interesse per quello che le veniva detto crebbe a dismisura – ...i nostri istruttori vogliono farci credere che siamo dei privilegiati, che le arti che ci insegnano è l’unica via possibile o valida; ma basta farsi una passeggiata in periferia, qualche borgo delle terre selvatiche o anche le zone urbane dove abbondano i reietti e disgraziati. Non tutti possono permettersi di ignorare la magia, esistono molti più praticanti di quanti crediamo. Noi aspiriamo alle arti arcane senza aver neppure chiaro che razza di impiego o professione possa condurci; eppure i disgraziati e reietti che praticano la magia per necessità hanno mille scopi e bisogni immediati e reali con essa. Quel tipo di magia è più… più... – cercava una parola che le rifuggiva, esasperata butto fuori un: – ... sbrigliata! Il potere della magia non è una nostra esclusività come ci fanno credere –
– Beh, meglio così, no? meglio per noi – rispose pratica Thandi – Più c'è ne sono, prima i governi lasceranno perdere noi – Zarama scosse la testa.
– Agli occhi dei governi quella magia ha poco valore, quello che possono avere tutti non da margine di superiorità… in caso di crisi – Zarama si chiese se fosse davvero una buona amica per Thandi; la aveva sempre lasciata sola quando lei cercava di intavolare quegli argomenti. In molte occasioni avrebbe potuto avvalorare gli argomenti della sua amica invece di lasciarla sola; aveva sempre creduto che fosse nel suo stesso interessa ma ora, solo sotto l’impulso personale del suo ego si era decisa ad abbandonare ogni riserva.
– Crisi… vuoi dire... nel caso di una guerra? – Thandi strizzo un po il naso odiandosi per l’involontario tono speranzoso della sua stessa voce. Ma Zarama non faceva sempre più determinata, distante: il bisogno di parlare la trascinava via.
– Anche se non ci sono conflitti, l'idea della guerra e sempre presente: quelli che non vi si stanno preparando attivamente sono erosi dal dubbio: "le altre nazioni, che fanno?" pensano – Zarama aveva lo sguardo vacuo, Thandi capiva che Zarama non le stava più parlando direttamente: quelle parole le uscivano come idee vive – La corsa alla magia è iniziata; quella vera, l'unica che interessa a chi teme o ama la guerra: la magia contro la magia, la magia che può emergere e dominare su tutte le altre. Non gli interessa la nostra arte, come non interessa quella dei poveracci e disperati. Non ci sono scuole, accademie o università della magia perché esse contribuiscono all'interno sapere umano. No, i governi osservano i conflitti tra maghi, le loro risse, le piccole e grandi sopraffazioni: le ingiustizie che si crede di sanare con la magia, ma creano infiniti echi di faide tra maghi. Le industrie della guerra che uccidono le persone sono di poco conto, le macchine che distruggono altre macchine da guerra invece… – vi fu una pausa, Zarama si rese conto che non vi era altro da dire – applicano la stessa logica alla magia. Che sia industria o magia, la logica è sempre quella –
Quando Zarama finì di parlare Thandi ebbe il suo da fare per collegare quando detto le. A quanto pareva gli scontri tra maghi erano la chiave delle preoccupazioni di Zarama. Così, pareva le dicesse, i governi stavano cercando i candidati ideali da integrare nella propria capacità bellica. Solo una cosa non era ancora chiara. Thandi doveva chiederglielo.
– Ma insomma, cosa vuoi fare? – Zarama rimase come sospesa, due lunghi giorni che non riusciva a pensare ad altro, due giorni in cui domande come questa le erano turbinate in mente senza mai trovare risposta. Lei era una persona che ascoltava, era raro che le chiedesse conto di quello che aveva da dire. Dopo quegli ultimi due estenuanti giorni, al culmine dell'esasperazione, si era decisa a chiamare Thandi per forzare se stessa a darsi risposte. Quasi con sbigottimento, si rese conto che la cosa aveva funzionato.
– Voglio trovarlo – disse – Deve ascoltarmi, deve darmi delle risposte –






Tre figure incappucciate svoltarono nel vicolo, il piovasco mattutino era stata un buon alleato al loro desiderio di segretezza ma ora il cielo stava già rasserenando. La persona a capo del gruppo si voltò verso i due.
– È qui – detto questo si tolse il cappuccio, il volto gioviale di Minosm emerse mentre continuava a parlare – via questi, ora attirerebbero solo l’attenzione –
Gli altri due in coda obbedirono senza obbiettare, emerse la testa di Aylen e poi quella di Lior: era da prima dell’alba che non avevano più rivisto i loro rispettivi volti. Uno vago riflesso spinse Lior e Aylen a incrociare i loro sguardi, repentinamente tornarono subito a fissare Minosm che si era voltato a puntare un dito in alto – Da li dovrebbe essere facile: da un tetto all'altro ci sono circa nove metri, se noi... – Aylen portò un dito alle labbra e sibilò energica – shhhhh! –
Minosm richiuse l’indice e abbassò la mano, per un attimo si sentì un dilettante, e la cosa non gli piaceva affatto.
Aylen fece loro cenno di seguirla, salirono una breve scalinata che li condusse al portone di un vecchio teatro dismesso da tempo. Delle assi serravano la porta, ma Aylen andò a colpo sicuro sollevandone una che non era inchiodata; spingendo il pannello inferiore si apri creando un varco nella quale i tre si intrufolarono a turno assicurandosi di non essere osservati. Il corridoio centrale del teatro era in penombra, ma sia Minosm che Aylen non avevano problemi ad orientarsi, e Lior non doveva far altro che seguire la coppia mentre esaminava distrattamente il posto. Lior non aveva familiarità con i teatri, ma aver frequentato Minosm non lo faceva sentire del tutto alieno all’ambiente.
Il posto era quasi interamente vandalizzato: sedili lasciati a terra, arazzi stracciati, imballi aperti e scatoloni vuotati, enormi vasi rotti riversavano terreno i resti rinsecchiti di chissà quali piante esotiche, spesso Lior si trovava ad inciampare a causa dell’intensità del buio e frequenza degli ostacoli, ma non era infastidito. Per qualche strana ragione l’aspetto deprimente di quei posti suscitavano una strana eccitazione: dalla chiusura del teatro non vi erano altre opere mandate in scena, eppure quel posto sembrava non aver finito di raccontare altre storie. Persino l’opera vandalizzante dei reietti aveva qualcosa di narrativo. Una scalinata li porto ad un soppalco in rovina, con soddisfazione di Lior si tennero ben distanti dal parapetto già mezzo crollato di sotto.
Fermatisi presso un muro di cui la carta da parati era stracciata via, Aylen si piegò sulle ginocchia e piantò la faccia contro il muro, un dubbioso Lior fissava Aylen assumere quella ridicola posizione: non percepiva la presenza di magia e non trovava alcun nesso logico ad appiattire la faccia contro il muro. Di botto Aylen si voltò a fissare i due che l’osservavano, sorrise – Via libera – disse semplicemente; portò una mano contro il muro, infilò due dita in una fessura fessura prima invisibile e trascino via di lato l’intero muro senza alcun apparente sforzo, circa un metro e mezzo di parete che svaniva scorrendo in se come se non avesse massa propria. Lior capì che quella non era una magia, ma semplicemente un macchinario precedentemente creato da Aylen; non aveva più dubbi: Minosm ed Aylen non erano semplicemente familiari di quel posto, dovevano aver tracciato quel percorso.
Il varco creatosi aveva la dimensione di una porta, ma alla parte opposto mancava il pavimento dando più l’impressione di un finestrone.
Aylen saltò giù mentre Lior si sporgeva a guardare: lo stanzino su cui si affacciava era stretto ma dal soffitto relativamente alto, riconobbe il posto come una di quelle toilette pubbliche. Anche Minosm saltò giù, ma Lior preferì a sedere li oltre il bordo in attesa: lo spazio la sotto era molto angustio già per due persone.
–Qui non siamo più nel teatro, vero? – disse Lior non curante, Aylen lavorava alla serratura, quella non era una domanda che aveva bisogno di risposte – Qui è troppo pulito e ben mantenuto per essere parte del teatro diroccato – Minosm da parte sua non badava a nulla: l’ambiente del teatro aveva eccitava il suo spirito melodrammatico e come un attore dietro le quinte sentiva il bruciante bisogno di contatto con il pubblico, non delle moine della sua compagnia.
Aylen si volse a guardare Lior – Credimi – Ci fu un “clic”, Aylen si mise in piedi mentre apriva la porta – Dove ci troviamo ora, l'unico posto in cui metterei piede e in quello dove entrano solo quelli delle pulizie – Minosm corse fuori eccitato come un bambino, Aylen roteò gli occhi e scosse la testa. Finalmente anche Lior saltò giù.
Fuori dai bagni si trovarono in un ampio corridoio ma dalla superficie calpestabile molto ristretta a causa delle numerose suppellettili lungo il muro.
– Niente perdite di tempo, non ci serve che fai lo scemo, okey? – Aylen puntò minacciosamente il dito, Minosm allargò la braccia con falso stupore e quindi fece gesto di sigillarsi la bocca. Lior intanto si guardava intorno: quei corridoi erano adornati con mobilia costosa ed elegante, ma piantati li senza alcuna eleganza o gusto; resistette alla tentazione di chiedere dove si trovassero per non apparire ingenuo agli occhi dei due, ma Minosm lesse lo smarrimento nel suo volto.
– Non ti preoccupare – gli disse – I controlli li fanno solo all'entrata giù in basso: da lì fino all'uscita nessuno vuol sapere di te come vogliono tu non sappia di loro. Qui... – Aylen non gli permise di aggiungere altro: agguantò la mano di Minosm e trascinò dietro energica. Prendendolo più per gioco che offesa, Minosm si fece trascinare pesantemente con manierata e indolente effeminatezza, quindi si voltò verso Lior che seguiva dietro a passo – Lo vedi? – disse – Sono quelli che conoscono la tua arte che più ti tappano le ali –
Proseguirono per corridoi e scalinate, sempre più in alto senza che mai incrociassero alcuno. Lior nel frattempo credeva di aver intuito il genere di stabilimento in cui si trovavano, seguiva i due livido: non si capiva se per imbarazzo o freddamente distaccato in ossequio al suo ruolo di incursore.
Finalmente arrivarono alla rampa che portava al terrazzo sul tetto. Ritrovarsi all’area aperta risollevò di molto l’umore di Lior. Minosm precedette Aylen e si diresse dritto verso verso il bordo del cornicione. Lì si fermò un attimo e prese valutare la distanza che correva tra i due palazzi. Rimase a fissare il vuoto per un po, poi con un cenno si decise a chinarsi verso il bordo, esposto che ebbe l'avambraccio, vi passo il pollice sopra e subito una scia di sangue vi comparse sopra: non vi era traccia di dolore o alcuna altra emozione sul suo volto: il sangue semplicemente colava attorno al braccio teso – L'incantesimo è di base, faccio subito: voi controllate che non ci veda nessuno –
Lior guardò oltre il bordo, sembrava perplesso – dobbiamo preoccuparci se viene qualcuno dalla porticina sul tetto? Qui mi pare che siamo abbastanza esposti, con l'incantesimo poi: chiunque sarà dalla finestra potrebbe vederci, per non parlare di quelli sotto –
Minosm e Aylen non risposero. Lior diceva sempre di non amare molto osservare la generazione degli incantesimi, giudicandoli qualcosa di molto privato e personale; ma la nascita di un incantesimo era già un incanto in se: Lior, come Aylen, si volse a a fissarne l’esecuzione.
Non sembrava esserci ferita aperta sul braccio di Minosm, il sangue colava in parte fluido, in parte mellifluo;e le dita di Minosm si agitavano come prese da qualche nevrosi, sembrava stesse premendo le corde di un mandolino invisibile. Generare una magia sorbiva tutte le facoltà consce, l’unico modo per un mago di essere spettatore attivo, e quello di vederlo in opera da altri.
Passarono attimi indefinibili a loro, quando finalmente la voce di Minosm li scosse entrambi da quello strano torpore: circa mezzo metro di cornicione era chiazzato di macchie rosse – Ecco, ho finito la programmazione – Minosm parlava tranquillo ed energico, nessuna traccia di anemia sul suo volto – ...c'è spazio per tutti e tre, ma dovremmo fare a turno. Quando fate il salto assicuratevi che l'ultimo passo premi sul cornicione insanguinato altrimenti... beh, la prossima cosa ad essere insanguinata sarà una grossa chiazza sulla pavimentazione stradale qua sotto –
– Molto, molto incoraggiante! – protestò Aylen
– Coraggio – riprese Minosm – Vi hanno mai deluso i miei incantesimi finora? Guardate, sarò il primo: fate attenzione –
Dopo un breve sguardo sotto per controllare che non vi fossero curiosi, e senza attendere obbiezioni, Minosm indietreggiò, quindi scatto in avanti in quello che sembrava un atto di suicidio; l’ultimo passo toccò la chiazza di sangue sancendo la fine della corsa.


Il vuoto oltre il cornicione pareva inghiottire la massa di Minosm, fu scagliato in aria a linea retta, sembrava che non vi fosse ne gravità, ne resistenza dell'aria e che le regole fisiche dell'universo reale si fossero distratte un momento. Minosm semplicemente si rimpiccioliva alla vista fino a che la sua dimensione non si adeguò a quella del palazzo a quasi una decina di metri distanti. Lo videro rovinare sulla terrazza di fronte, ma subito si mise in piedi e fece cenno loro di seguirlo.
Qualcosa scatto nella testa di Aylen, un sorriso smagliante le si aprì in volto – All'arrembaggio! – sibilò e così come aveva fatto Minosm, si abbandono al vuoto con maggiore veemenza; tuttavia impresse troppa energia, il viaggio fu rapido, ma l’atterraggio estremamente più disastroso: dovette ruzzolare un paio di volte per evitarsi delle brutte abrasioni. A vedere Aylen rovinare a terra Lior si piegò di riflesso per prendere la rincorsa, ma si calmò subito quando vide che Aylen era a posto. Imbarazzato del suo gesto impulsivo, rallentò manieroso e prendendo distanza si chinò alla rincorsa: non scattò ma prosegui ad andatura veloce, o corsa lenta e commisurata. Toccato il cornicione non impresse alcuno sforzo aggiuntivo per prendere quota, semplicemente lasciò che l’incantesimo di Minosm lo trasciò nel vuoto in linea retta. Volteggiava senza peso così come aveva fatto Minosm, ma non cercava di combattere la gravità, dominare aria o forzare il suo equilibrio, lasciò che moto stesso lo risucchiasse pacificatamene a se. Raggiunto il terrazzo dove Aylen e Minosm lo attendevano, atterrò con ostentata leggiadria, persino con un accenno di inchino
– Nooooiaaaa! – Aylen si nascondeva dietro Minosm scherzosamente facendosi scudo in caso di gesti impulsivi da parte di Lior.
– Shhhh! – Questa volta fu Minosm a reclamare il silenzio.
Aylen notò, non senza disappunto, che la porta non era chiusa a chiave. Si infiltrarono silenziosamente, tutti e tre tesi come corde di un unico violino.
I piani più alti degli edifici pubblici erano generalmente meno soggetti a controlli; la cronaca non menzionava mai incidenti di magia avvenuti nelle strutture pubbliche, questo aveva spinto Aylen e Minosm a credersi infallibili nelle loro incursioni.
Lior, poiché alla sua prima esperienza, era stato molto scettico finora. La sua presenza fin lì era stata più una sfida alla sua incredulità, eppure quello che si era compiuto con così poca magia aveva fatto infine breccia: Aylen e Minosm sapevano il fatto loro.
La breve scalinata che scendeva dal tetto era consunta e di aspetto misero, ma raggiunto il corridoio principale ben altro si presentò alla loro vista: tappeto vermiglio, la verniciatura impeccabile, decorazioni in mogano ad ogni angolo ben riflettevano la sfarzosità riservata ai piani alti. Adornavano le pareti molti dipinti: volti nobili e fieri che osservavano i frequentatori di quelle ambienti in perenne disapprovazione.
Lior era rimasto l'unico a camminare acquattato; la sontuosità di quel posto lo metteva in soggezione. Seppur non ricco di famiglia come i suoi compari di ventura, egli pure era abituato al benessere e gli ambienti nobiliari; ma la raffinatezza ricercata, l’eleganza ossessiva, quasi opprimente di quei posti gli dava l’impressione che in quei luoghi la materia umana fosse uno spiacevole caso collaterale. Tutto doveva essere fermo ed elegante come un museo.
Aylen e Minosm non accennavano a dismettere quella disinvoltura giocosa, il disagio di Lior era invece palpabile.
– Occhio che funziona solo la prima volta se vuoi dire che cerchi qualcosa caduto di tasca – sibilò sardonico Minosm. Lior si accorse di essere ancora in posizione supina, acquattato come un ladro; finalmente si erse.
– Mai vi hanno beccato? Entrati e usciti ogni volta? – Senza dismettere il suo sogghigno, Minosm giudicò più adatto lasciar parlare i fatti. Suo mal grado, Lior si era ritrovato a ripetere le esatte parole usate qualche ora fa, solo il tono di scetticismo era decaduto: l'entrata era ora per lui un fatto assodato, ma l'uscita? "in che razza di guaio mi sono andato a cacciare" rimuginava mentre estrasse di tasca tre fialette dal liquido blu "tendo a sacrificarmi troppo per gli amici " disse fra se è se con l'umiltà di chi sceglie proprio l'inchiostro blu per tingere il proprio sangue nelle fialette.
– Le hai portate davvero? – sibilò eccitato Minosm mentre ne afferrò una – grande, come funziona ? –
– Un secondo – interruppe Aylen volendo vederci chiaro – ...un "incantesimo contenuto"? Questo non roba non è da classe novizio –
Lior esitò, Minosm era l'unico dell'ambiente che frequentasse apertamente; Aylen era per giunta femmina.
– Non è nulla di che – disse grattandosi dietro la nuca, visibilmente imbarazzato – Quelli di grado avanzato si danno tante arie di mistero sugli “incanti contenuti”, ma in realtà non è che un incantesimo superiore che ne inganna uno inferiore. Il sangue di strato esterno avvolge parassitando quello interno, o inferiore, quindi l’incantesimo interiore crede di esser ancora nel corpo e rimane inattivo finché... –
– sisisi, molto bello – interruppe seccato Minosm – come funziona? –
– Rompi la fialetta e la punti verso chi ti osserva, suscita nel soggetto una sensazione simile a quella di un passante di fronte ad un mendicante o qualche predicatore di nuove religioni: saranno loro a non voler essere individuati da te –
– Mi vedranno come una predicatrice delle nuove religioni? – disse distrattamente Aylen mentre osservava ammirata la fialetta con il sangue incantato di Lior – che succede se gliela poggio direttamente contro? – Lior sollevò un sopracciglio, Aylen aveva una luce strana nel “calcolare i calcoli”... lo metteva a disagio: lui era abituato a pensieri semplici come creare incantesimi potenti, non a spingere il potenziale di quelli che già aveva.
– Ti vorrà evitare... diciamo molto. – gli sembrò dovere di aggiungere altro – Non farlo nei pressi di finestre aperte. Un impiegato degli archivi di sua maestà che salta giù a causa nostra non aiuta –
– Avete finito? – sibilo Minosm – gli incantesimi non nascondono chi si mette in mostra –
Lior fu li per li a dire "Da che pulpito..." ma era un tipo che amava i silenzi, e poi già una volta di troppo aveva rischiato di fare da capro espiatorio. Inoltre ora una strana eccitazione sembrava lambire i suoi sensi.
Infiltrarsi in un teatro abbandonato o vagare per i corridoi di un generico palazzo residenziale era poca cosa, ma ora si era infiltrato in un edificio pubblico di sua maestà; e la cosa sembrava non disturbarlo affatto! Lior fu sorpreso di notare come la sicurezza di Aylen e Minosm riuscisse a trascinarlo senza ulteriore impaccio; svoltarono corridoi, scesero e salirono scalinate, i pochi individui che incrociavano li ignoravano, Lior non riusciva a capire se unicamente merito del suo incantesimo oppure della meccanica indifferenza dei burocrati.
Di colpo si fermarono, Aylen si appiatti contro una porta chiusa: Minosm le si affiancò di lato, Lior intuì che le facesse da scudo a sguardi indiscreti, si pose quindi da parte opposta: ma Aylen fu molto svelta e Lior non si accorse quando aperta la porta vi si fiondò dentro; Minosm molto più preparato alla cosa fu il secondo a infiltrarsi nell’ufficio: rimase solo Lior, ignaro e voltato di spalle, rimase solo a fissare nervosamente il corridoio. Dopo neanche un attimo, emerse nuovamente mezza figura di Aylen, con una zampata afferrò il Lior per il bavero e lo trascinò a forza dentro. Il panico ottenebrò la mente di Lior per un attimo: l’incantesimo più forte che conosceva affiorò alla mente, riuscì quasi per miracolo a sopprimere il desiderio di lanciarlo.
– C...!? – Lior dovette rimettersi in equilibrio fisico e mentale dopo essere stato capitombolato a forza dentro la stanza. Aylen stava già chiudendo la porta e la penombra permetteva di scorgere solo sagome – Non farlo più! – digrignò risentito Lior – avrei potuto... avrei potuto... – prese un attimo per riflettere – reagire... male – vide la sagoma della testa di Aylen riscuotersi frenetica: non aveva bisogno di vedere intuiva perfettamente che gli faceva la linguaccia.
– Insomma, avete finito voi due? – protestò Minosm in un punto invisibile infondo alla stanza, sentirono un cassetto richiudersi ed una altro aprirsi, quindi uno strofinare di fogli; infine notarono un lumino che irradiava le dita di Minosm correre su uno schedario.
– E....El...Ezechia, ecco. Gi. Acca, ecco! C'è solo lui – disse trionfante; la mano destra di Minosm estrasse un plico e lo menò per aria come un trofeo – Ghatus! –
Una altra mano destra apparve, il bianco paonazzo Minosm si poteva distinguere persino da oltre la penombra. La mano si chiuse sul plico, lo strappo via dalle mani di Minosm e lo trascinò nel buio, fuori dal ristretto raggio irradiante del lumino.
– Ah! Ghatus – i ragazzi si raggelarono: non era ne un fantasma, ne una allucinazione, c'era qualcuno li con loro nel buio – ...è proprio nello stile dei selenidi: una scelta molto… come dire, etica! – contino imperturbabile presenza celata nel buio – Quel Gathus è un bravo ragazzo...fesso eh? Ma pur sempre un bravo ragazzo –
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––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––


Grazie dei consigli, sono perfettamente consapevole della difficoltà di lettura della forma e la grammatica di quello che scrivo.
Raccolgo correzioni e suggerimenti anche in altri forum per ri-editare quanto già scritto: in un certo senso quello che c'era scritto prima delle correzioni era anche peggio Smile

Capisco che a causa di questo sia difficile seguire (/trovare interesse per) il contenuto della storia. Spero comunque che ci sia qualcuno riuscito nell'ardua impresa (di afferrare il contenuto della storia intendo). Per il resto: scrivo per sfidare la mia pessima grammatica. Non so (/non credo) continuerò questa storia nello specifico (evidentemente non trascina molto interesse anche al netto della pessima grammatica); ma senza dubbio continuerò a proporre altri contenuti scritti.


Ultima modifica di Alessandro WBC il Sab 16 Mar, 2019 14:30, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab 16 Mar, 2019 08:48    Oggetto:   

Letto fino a "Aylen aveva il dono della intuizione" e preso qualche appunto, sperando di non sembrare troppo invadente...

sulla facciata del piccolo bistrò era chiazzato di piccole pozzanghere
(piccolo, piccole: ripetizione)

non lo voglio mica tenerlo
(un "lo" di troppo)

Gathus si era mai presentato a richiederlo indietro,
(manca un "non". Poi si può togliere quello in "almeno non che lei sapesse", per evitare ripetizioni)

credeva che i segreti di quel massiccio e misterioso individuo facevano perno ad una struttura più grande e complessa
("credeva che i segreti di quell'individuo massiccio e misterioso facessero da perno ad una struttura più grande e complessa")

non era importante in se
("in sé" )

Zarama butto fuori un respiro
("buttò")

Ne incanti, ne alcun che di importante
("Né incanti né alcunché" - tu odi gli accenti, vero? Però "alcun che" può passare)

Thandi sollevò un sopracciglio e fissò spiazzata, Zarama si senti in obbligo di spiegazioni
("e la fissò spiazzata;" "si sentì")

sono semplici, così come però è poi facile rintracciare
(così come poi, però, è facile rintracciare")

a cui riesce ad aggrapparsi, un passo falso, per un novizio farsi una cattiva fama equivale a
(dopo aggrapparsi ci va un punto e virgola o un punto. Di certo non una virgola)

guardò fissa Zarama carica di aspettative: la sua amica non era un tipo da ciarle: quel poco
(non si possono mettere i due punti due volte nello stesso periodo)

Aylen aveva il dono della intuizione, dedurre informazioni nascoste quando mancano: Zarama era il tipo di persona che semplicemente riusciva a sapere.
(qui i due punti soono nel posto sbagliato
"Aylen aveva il dono della intuizione: dedurre informazioni nascoste quando mancano; Zarama era il tipo di persona che riusciva semplicemente a sapere")
Alessandro WBC
Agguantatore a strisce
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MessaggioInviato: Sab 16 Mar, 2019 14:38    Oggetto:   

Infinte grazie il_Cimpy_spinoso, ho applicato le correzioni suggerite, qualcosa invece l'ho un po riscritto per adattare (spero) a migliore leggibiltà:
Citazione:

sulla facciata del piccolo bistrò era chiazzato di piccole pozzanghere
(piccolo, piccole: ripetizione)

optato per
"Sparse pozzanghere di pioggia mattutina chiazzavano il lastricato che dava sulla facciata del piccolo bistrò, due giovani donne sedevano ad un tavolino mentre discorrevano piacevolmente tra loro."
Così nella stessa frase viene data un'immagine più completa.
Citazione:

sono semplici, così come però è poi facile rintracciare
(così come poi, però, è facile rintracciare")


ho optato per un:
"Le magie di tracciamento sono semplici da fare, così come è facile essere rintracciati a propria volta"
Sperando che lo renda più agevole da leggere.

Citazione:

guardò fissa Zarama carica di aspettative: la sua amica non era un tipo da ciarle: quel poco
(non si possono mettere i due punti due volte nello stesso periodo)
Aylen aveva il dono della intuizione, dedurre informazioni nascoste quando mancano: Zarama era il tipo di persona che semplicemente riusciva a sapere.
(qui i due punti soono nel posto sbagliato
"Aylen aveva il dono della intuizione: dedurre informazioni nascoste quando mancano; Zarama era il tipo di persona che riusciva semplicemente a sapere")

optato per,
"Thandi posò il portafogli sul tavolino fissando la sua amica carica di aspettative. Zarama non era tipo da ciarle: quel poco che diceva veniva da una persona che aveva ascoltato, altri ammassavano parole lei, semplicemente, sapeva"
Ho condensato tutti i due punti in un colpo solo, inoltre il riferimento ad Aylen non era granchè utile, quindi l'ho tolto.


So che è ancora troppo criptico in alcuni punto (mentre in altri sono stato semplicemente fortunato); ma le correzioni che raccolgo mi aiutano a comprendere quello che non va. Spero di poter "normalizzare" la mia scrittura a mano mano che vado avanti.
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
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Località: Ovunque
MessaggioInviato: Sab 16 Mar, 2019 15:30    Oggetto:   

Beh, amico, voglio proprio dirtelo: il tuo sforzo è encomiabile - non mollare e continua a scrivere, perché se è vero che la grammatica ti difetta (ma come mai così tanto? Leggi solo libri stranieri? O magari vivi all'estero? O sei MOSTRUOSAMENTE giovane?), dimostri comunque una forza di volontà (e, a dispetto di quel che ti potrebbe dire un Jabbanitico qualunque, pure un'inventiva) non comune...

Keep it up, qualsiasi soggetto ti piaccia: tu sei uno che, aggiustata sintassi e grammatica, potrebbe farcela.

Ps
"po" (e andrebbe scritto maiuscolo) è il fiume. Invece po', con l'apostrofo, è la contrazione di poco.

Sempre lì: sono tre frasi, di cui l'ultima potrebbe aver diritto ad una pausa dalla precedente...
"correzioni suggerite, qualcosa invece"
Magari altri ti diranno cose diverse, però io lì avrei messo in punto e virgola anziché una virgola.

Non ti dico altro, ma tu insisti: secondo me ci guadagnano tutti, scriventi e lettori
Fedemone
Haut-Lord Haut-Lord
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MessaggioInviato: Lun 18 Mar, 2019 12:00    Oggetto:   

Grammatica a parte, cerca di delineare bene i personaggi e scrivere qualche scena interessante, e poi magari legarle dopo in un filo coerente. se penso ad un romanzo in partenza, potresti aver bisogn odi tmepi che un lettore occasionale non ha. Il racconto breve è maestro per questo, necessita di forti caratterizzazioni in poche pagine, sapendo tenere incollato il lettore.
Velleità letterarie e forma solida possono prendere posto in un secondo momento se ti preme molto l'argomento.
Jabbafar
IMPERATORE
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MessaggioInviato: Mer 27 Mar, 2019 20:19    Oggetto:   

dopo lo leggo
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