Uncertain Smile


Autore Messaggio
Piero Macrelli
Ameboide amorfo
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MessaggioInviato: Lun 01 Giu, 2020 10:34    Oggetto: Uncertain Smile   

Lo vedete quel tipo seduto al banco sull'ultimo sgabello vicino all'entrata del locale? Si siede sempre lì. Arriva presto e passa tutta la serata da solo a bere una birra dietro l'altra; beve e fuma. Io lavoro qui, faccio il barista alla “La Route Cachée” un locale notturno alternativo in un vicolo dietro al commissariato nel centro storico di Rimini.
Sta nell'ordine delle cose che un barista cominci a notare i clienti abitué e a scoprirne manie e segreti e il tipo di cui vi voglio parlare di manie ne aveva e aveva anche un segreto così grande e pazzesco che non so se credergli o considerarlo un folle scatenato, ma c'è qualcosa nei suoi occhi, nella sua infinita malinconia che nasconde una certa buona fede. Insomma, lui ci crede e io dopo che gli parlai quella sera non so più cosa dire; posso solo raccontare quello che mi è stato detto e lasciare il giudizio a voi.
Tutto cominciò una sera. Il tipo arrivò e si sedette al solito posto e cominciò a ordinare. Quella sera il locale era pieno perché era “le soir sur disque jockey”, la sera dove gente che lavora in radio viene qui a mettere su la musica alla moda, quindi musica francese e basta. Sono anni, dalla fine degli anni '70 a questi primi anni '80, che tutta la tendenza giovanile è pilotata dalla Francia: musica, moda, arte e, Ça va sans dire, modo di parlare tutto francese. Merde. E dire che io amo molto l'inglese e ogni tanto lo studio un po' e infilo sempre qualche frase in inglese nei miei discorsi per fare il sofisticato, ma non funziona tanto. Ma torniamo alla nostra storia. Quella sera erano venuti a suonare i loro dischi due di Radio San Marino: Uno era Louis Pesaresi che con la sua trasmissione “La Vie En Rose” mette su tutta musica danzerina. Il suo idolo è Plastic Bertrand, ma mette su molto anche Jaen Michel Gascuel e Jeanne Mas, insomma il meglio che c'è in giro. L'altro era Garattoni che con la sua trasmissione “l'autre soir, un dj m'a sauvé la vie avec une chanson” ha una scelta musicale un po' più sofisticata e aggiunge a sorpresa anche qualche pezzo di Sylvie Vartan, Dalidà e di qualche sconosciuto chansonnier esistenzialista. A me piace molto quando mette sul quel pezzo di quel gruppo alternativo di Marsiglia, "Le Département De La Joie", che con il pezzo “Elle A Perdu Le Contrôle” fa ballare tutti quanti.
Il tipo aveva bevuto per tutta la serata e ogni tanto ripeteva un gesto strano: dava una lunga tirata alla sigaretta, ma invece di respirarla la soffiava dentro il bicchiere mezzo vuoto che si riempiva di fumo come il calice di un alchimista o un filtro magico di una strega; lo stava ad osservare per un po' e poi lo beveva. Una volta posato il bicchiere chiudeva per un attimo gli occhi e alla fine gli si dipingeva sul viso una sorta di smorfia, una specie di malinconico sorriso incerto dato dalla consapevolezza che quella pozione non avrebbe mai funzionato e il miracolo che desiderava non sarebbe mai avvenuto. Anche la mia collega Daniela, che vuole la si chiami Danielle, lo ha notato e gli ha dato il nomignolo “sourire bizzarre” e lo dice anche con un certo disprezzo; io invece lo trovo simpatico e poi volevo conoscere la sua storia e lo chiamavo con affetto “Uncertain Smile”.
Di lui sapevo poco. Si diceva che lo avevano trovato ferito e in coma a Viserba vicino a una cabina di smistamento dell'alta tensione che era saltata in aria a causa di un fulmine durante un temporale. Cosa ci facesse lì nessuno lo sa. Quando si risvegliò dopo un paio di settimane sembrava tutto a posto a parte delle leggere crisi epilettiche che gli sarebbero rimaste per sempre. Dopo qualche giorno cominciò a vaneggiare: diceva che si trovava in un locale che si chiama Slego, che non è mai esistito, e che era uscito per andare a pisciare contro un muretto e poi non ricordava più nulla e che adesso il mondo non corrispondeva più a quello di prima. Normale confusione gli dicevano i medici, passerà. E' maledettamente convinto dicevano gli amici: è impazzito. Il caso volle che quello era il periodo che doveva partire per il servizio militare e qualcuno dice che abbia fatto tutto apposta per evitare la leva. I militari se lo tennero un mesetto al reparto neuropsichiatrico militare e poi lo congedarono. Lui tornò a casa e si chiuse in un mutismo rassegnato.
Quella sera verso la chiusura lui era ancora lì al banco completamente ubriaco che fischiettava un motivetto malinconico e io stavo passando un panno sul bancone quando, osservandolo, mi scappò di bocca: “uncertain smile”. Non credevo che avrebbe sentito o comunque capito invece si destò e con un gesto fulmineo mi blocco il pulso. "Cosa hai detto?” mi disse con ansia “Ripeti cosa hai detto”. Io ero in imbarazzo. Pensavo che si fosse offeso, che sapesse come lo chiamavamo noi del bar, ma non credevo capisse l'inglese. “Conosci la canzone che canticchiavo? Conosci Uncertain Smile?”. Io non sapevo cosa dire e risposi che non conoscevo nessuna canzone e che avevo detto così perché mi piaceva la lingua inglese e che gli avevo visto un sorriso triste in volto, che non volevo offenderlo. Lui scosse la testa: “Lascia perdere.” mi disse “ Nessuno conosce la canzone. Nessuno.”

Quando chiusi il locale a notte inoltrata mi incamminai a piedi attraverso piazza Cavour per arrivare alla macchina e lo vidi che era seduto sui gradini del municipio. Mi avvicinai a lui per scusarmi di nuovo. Lui fece cenno con la mano come se non fosse importante. Era ancora molto ubriaco e mi sembrava l'occasione buona per farlo aprire e scoprire qualcosa di lui. Mi sedetti al suo fianco e gli offrii una sigaretta. Andai subito al dunque:
“Senti, si dicono strane storie su di te e vorrei sapere la tua versione.”
“Lascia perdere. Non mi crederesti e se anche mi crederesti non mi servirebbe a un cazzo.”
“ Insisto. Siamo qui soli in mezzo alla notte, sotto la luna piena. Entrambi (mentii) completamente ubriachi e in momenti come questo sono disposto a credere a tutto. Anche alla mia ragazza che dice che sono stato il suo primo uomo.”
Ci guardammo e scoppiammo a ridere. Avevo rotto il ghiaccio.
“Credi alla teoria degli universi paralleli e alla possibilità che si possa passare casualmente da uno all'altro? Un altro tanto simile da risultare quasi uguale, ma non perfettamente uguale?”
“Merde!” Non riuscii a trattenermi da dire.
“Vedi che è inutile?” Disse lui.
Stavo per rovinare tutto. “No, No. Continua. Scusa.”
“ Quella sera ero a ballare allo Slego a Viserba…”
“Ma non esiste nessun locale a Viserba che si chiama Slego.” Dissi Io.
“Non in questo universo. Non in questo Universo.” Disse lui.
“Dunque, c'era il temporale e io sono andato a pisciare dietro una cabina ENEL e poi non ricordo più nulla. Quando mi sono svegliato ero in ospedale e il mondo non era più lo stesso. Io ho cercato di dirlo, ma dicevano tutti che era colpa del fulmine, che i ricordi si erano mischiati con le mie letture di fantascienza e che con il tempo tutto sarebbe tornato a posto.”
“E non potrebbe essere così?” Dissi io.
“No. I ricordi del mondo alternativo sono troppo precisi e articolati. Non può essere un sogno.” Disse lui.
“Vai avanti. Continua.” Lo incitai io, che non volevo si fermasse.
“Poi quando sono andato nei militari speravo che mi avrebbero creduto, invece mi hanno messo in manicomio. Un sottotenente medico di complemento mi aveva preso in simpatia e una volta che ci trovammo soli mi disse che non era il caso che continuassi così e che ritrattasi tutto, che tanto mi avrebbero congedato lo stesso a causa delle crisi epilettiche e non era il caso di farmi passare per matto. E così ho fatto.”
Poi mi raccontò di come ricordava lui il suo mondo, dei locali, della cultura pop inglese che aveva invaso il mondo, della new-wave, dei personaggi di questo mitico locale, lo Slego. Io lo interrompevo spesso per farmi spiegare: aveva una conoscenza così profonda e particolareggiata che mi sembrava difficile fosse tutta inventata. Poi usava molto la lingua inglese nelle sue citazioni mentre nessuno la usa, anzi usano tutti il francese nel parlare e per essere “tendancieux”. E' sempre stato così. L'inglese non lo usa nessuno, come del resto il tedesco o il cecoslovacco.
“ Ma tu hai fatto delle ricerche?” Gli chiesi io.
“Certo, ma non me ne fregava un cazzo di certe cose. Per quello che ne so, Siouxie fa la commessa in un supermercato, Robert Smith il benzinaio a Londra e forse Jan Curtis non si è mai ammazzato.”
“Non riesco a seguirti.” Dissi io.
“Lascia perdere.” Disse lui “Ho fatto delle ricerche in generale e per quanto ne so Giulio cesare, Cristoforo Colombo, Napoleone e le due guerre mondiali tutto corrisponde. Io credo che il bivio tra il mio e vostro mondo sia avvenuto verso la fine degli anni '60 in Inghilterra durante gli scontri giovanili a Brighton. Qui devono essere stati molto più duri e lo stato ha virato a destra e poi è arrivata una certa Margaret Tathcher che ha eliminato il "welfare" e la crisi economica ha fatto il resto. Niente assistenzialismo, niente punk, niente band giovanili, niente controcultura, niente new wave. Niente di niente. Solo questa cultura pop francese che ha invaso tutto. Dio mio, Plastic Bertrand: nel mio mondo non lo avrebbero preso nemmeno per pulire i cessi dello Slego”.
“Parli sempre dello Slego. Ma che posto sarebbe stato?” Dissi io.
“Un paradiso. Un vero paradiso.” Disse lui ridendo.
“E invece la tua vita privata, come va?” Dissi io.
“A volte incontro persone che conoscevo nell'altro universo e che qui non mi conoscono e passo per scemo. Oppure mi salutano persone che dicono di essere dei miei grandi amici mentre io non li conosco e anche qui passo per scemo. Un inferno, cazzo, un inferno. Ad esempio hai presente la tua collega, Danny?” Disse lui.
“Chi, Danielle?” Dissi io.
“Sì, Daniela. Solo che nel mio mondo voleva essere chiamata con il diminutivo inglese. Adesso veste come Sylvie Vartan, ma io la ricordo che vestiva sempre come Siuoxie, faceva la dark e veniva allo Slego.” Disse lui.
Io non riuscivo a capire tutte le sue parole, ma lo lasciai continuare.
“Nel mio universo io e lei stavamo assieme, mentre qui non mi conosce nemmeno e credo persino di esserle antipatico. Eppure credo di conoscere qualcosa di lei che non dovrei sapere. Nel mio mondo lei mi raccontò che da piccola, scavalcando una rete, si era ferita in modo serio con il filo spinato all''inguine e che da allora aveva una cicatrice che non aveva mai fatto vedere a nessuno tranne me. Se lei dovesse avere una cicatrice, come farei io a saperlo che non ci conosciamo nemmeno? Sarebbe una prova? E poi a cosa servirebbe? Lasciamo perdere. Anzi, adesso vado a casa e ti saluto.” Disse. Si alzò e andò via.
Questa è la storia che vi volevo raccontare. Sta a voi crederci o meno. Volete sapere cosa credo io? Io non lo so cosa credo, ma c'è una cosa che voglio dirvi e che lui non sa. Io e Danielle stiamo assieme e io quella storia della cicatrice la so e la cicatrice l'ho vista. Io l'ho vista.
Piero Macrelli
Ameboide amorfo
Messaggi: 2
MessaggioInviato: Lun 01 Giu, 2020 10:36    Oggetto:   

Il racconto partecipa a questa gara
https://www.braviautori.it/forum/viewtopic.php?f=148&t=5822
Se lo commentate e votate (anche negativamente) mi piacerebbe.
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
Messaggi: 10142
Località: Ovunque
MessaggioInviato: Mer 03 Giu, 2020 09:45    Oggetto:   

Si fa leggere.
intanto però correggi questo

Citazione:
Lascia perdere. Non mi crederesti e se anche mi crederesti


con "e se anche mi credessi"
Jabbafar
IMPERATORE
Messaggi: 20033
MessaggioInviato: Mer 03 Giu, 2020 18:27    Oggetto:   

si, però usiamo i titoli in italiano!!!!!!!


(dovevo pur rompere le scatole anche qui)
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
Messaggi: 10142
Località: Ovunque
MessaggioInviato: Mer 03 Giu, 2020 18:49    Oggetto:   

Jabbafar ha scritto:
si, però usiamo i titoli in italiano!!!!!!!


(dovevo pur rompere le scatole anche qui)


Ehnnò - il titolo è da universo parallelo, mediato dall'unico anglofono in un'Italia francesizzata...
Very Happy
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