Mary Shelley


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Tobanis
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MessaggioInviato: Ven 13 Ago, 2021 14:34    Oggetto: Mary Shelley   

Mi sono letto per la prima volta il suo celeberrimo FRANKENSTEIN (1818), che tanti dicono, assieme a Dracula, precursori nobili del fantastico.

E l'ho letto così, allo sbaraglio. Poi mi sono interessato del resto. Iniziamo dal resto, dunque.
Chi è la Shelley? Fa Godwin di cognome, è l'amante e poi la moglie di P.B. Shelley, di scolastica memoria. Poeta romantico inglese, venerato da pubblico e successivi poeti di tutto il mondo.
Ma è anche la figlia di una femminista ante-litteram (che lei non conobbe, morta poco dopo il parto) e di un filosofo (e tra i primi anarchici della Storia, si potrebbe dire). Insomma, non è che questa si sia svegliata un giorno e dal nulla abbia fatto emergere la sua scrittura. O meglio, certo che sì, ma da sempre, si può dire, è vissuta in mezzo al pensiero e alla cultura, tutti e due con le maiuscole.
Sua sorellastra è l'amante di Lord Byron (poeta, e non solo), i due con la Mary e PB Shelley si ritrovano a Ginevra, in un anno che possiamo dire di cacca, eufemismo, "l'anno senza estate", come riporta anche Wiki, date precedenti eruzioni vulcaniche in giro per il mondo. Chiusi là, per giuoco, iniziano a scrivere racconti de paura. E la nostra Mary, appena 19enne, una ragazzina, butta giù la bozza di quello che due anni dopo diverrà uno dei miti iconici della cultura occidentale.

Il libro è ampiamente ambientato e basato in Svizzera, e la storia è ben diversa dalle idee che mi ero fatto.

SEGUONO GRAN SPOILER...o almeno qualcuno piccolo sì
Il mostro di Frankenstein è un mostro di bruttezza insopportabile, dalle descrizioni che vengono fatte. Nel senso che nessuno dei protagonisti riesce a sopportarne la vista. Al di là dell'aspetto, peggiore dunque del previsto, è fortissimo, agile, veloce...tutto in misura superiore a qualunque uomo. Abbondonato subito, dal suo creatore, per il disgusto, diviene poi autodidatta e parla un inglese molto forbito. In una delle ultime scene, ha pure pistole e fucili; è intelligente, impara velocemente ma la questione è che è sconvolto dalla cacciata da parte del suo creatore, tanto da diventare molto cattivo.
Frankenstein è in realtà un ragazzo, un geniale studente che mette in pratica le sue idee e dà vita alla creatura. Poi se ne pente e passerà la vita perseguitato e a preseguitare il mostro. E' un tantino coglione, scusate, ma così è, non è una cima, sto Frankenstein, si fa un sacco di pippe mentali e finisce spesso malato per i suoi problemi. Non fa un tubo tutto il giorno, se non viaggiare, dato che pare ricco e molto di famiglia.
Gli altri personaggi sono importanti ma marginali, trattati frettolosamente o non trattati proprio dall'autrice. Non sono interessanti e sono spesso dei clichè.
GIUDIZIO. E dunque. Cosa non va: il libro è molto figlio del suo tempo. In un periodo in cui neanche si sapeva perchè ci si ammalava, il nostro Frankestein cade spesso malato, per lo sconvolgimento dei sentimenti. Diventa triste, e si ammala (finisce proprio a letto, oggi diremmo ricoverato). E' sconvolto, e si ammala. Gli va male qualcosa, e si ammala. Succede una tragedia e si ammala gravemente. Tutta questa parte è pesante, così come l'indagine psicologica che ho trovato primitiva, ma la Shelley tante cose non le sapeva e la psicologia neanche esisteva, probabilmente.
In generale il libro è pesantino e troppo lungo, per quanto ha da dire.
Cosa va: beh il rapporto tra creatore e creatura è il top, a un livello tale che si fa universale e che diventa pietra di paragone per qualunque opera successiva. Non solo, volendo, diventa elemento importante anche nelle opere precedenti, religioni comprese.
Il creatrore che crea, si pente, si disgusta, disconosce quanto ha fatto, nega le giuste richieste della creatura (una femmina come lui, con cui vivere fuori dall'umanità, nelle solitudini sud americane). La creatura che, innocente, viene cacciata, viene odiata da tutti solo per l'aspetto, malgrado il bene che fa a tutti, inizialmente. Il rancore per una ingiusta punizione che diventa rabbia, furore, ribellione al Creatore, il quale diventa l'essere più odiato della sua triste vita, comunque centrale nella sua esistenza, con il quale la questione deve essere risolta, per trovare la pace. Siamo al top, qua la Shelley, magari senza volere, ha introdotto un tema modernissimo ed eterno.

Dunque...sì, va letto, perchè è un libro importante. Più importante che bello, direi.
il_Cimpy_Spinoso
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MessaggioInviato: Ven 13 Ago, 2021 15:09    Oggetto:   

Ho deciso che guardo il film. Quello del junior...
Paolo7
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MessaggioInviato: Ven 13 Ago, 2021 15:27    Oggetto: Re: Mary Shelley   

Tobanis ha scritto:
In un periodo in cui neanche si sapeva perchè ci si ammalava, il nostro Frankestein cade spesso malato, per lo sconvolgimento dei sentimenti. Diventa triste, e si ammala (finisce proprio a letto, oggi diremmo ricoverato). E' sconvolto, e si ammala. Gli va male qualcosa, e si ammala. Succede una tragedia e si ammala gravemente. Tutta questa parte è pesante, così come l'indagine psicologica che ho trovato primitiva, ma la Shelley tante cose non le sapeva e la psicologia neanche esisteva, probabilmente.


Mah, certe nozioni di psicosomatica esistevano già, anche se magari non sistematizzate. Oggi poi va di moda la psico-neuro-endocrino-immunologia...
Antha
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MessaggioInviato: Ven 13 Ago, 2021 16:21    Oggetto:   

Ma  cosa te lo dico a fare? Smile
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Dom 15 Ago, 2021 17:49    Oggetto:   

Non è che posso riesumare una discussione del 2005...e poi qua si parla della Shelley, non solo di Frankestein...
Smile
il_Cimpy_Spinoso
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MessaggioInviato: Lun 16 Ago, 2021 07:28    Oggetto:   

Eh, il mostro di Frankenstein... Ho scoperto che la prole ha da leggerlo in lingua come compito delle vacanze. Spero almeno che sia un'edizione moderna riveduta
Paolo7
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MessaggioInviato: Lun 16 Ago, 2021 11:17    Oggetto:   

Non c'è solo Frankenstein, sul Guardian oggi trovo un riferimento a "The Last Man":

Mary Shelley’s The Last Man, published in 1826, is one of the earliest examples; the titular last man is Lionel, sole survivor of a global pandemic spread through the air. The collapse of society is greatly speeded up by climactic upheaval; sea levels rise, villages are swept away by floods, doomsday cults take hold, refugees travel north. In the final pages of the book, Lionel walks the deserted streets of Rome – a deeply influential image that recurs again and again in popular culture.

https://www.theguardian.com/books/2021/aug/16/the-best-books-about-the-post-human-earth
Antha
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MessaggioInviato: Gio 25 Nov, 2021 18:25    Oggetto:   

Ho recentemente letto a mia volta il Frankenstein della Shelley.
Concordo appieno con Tobanis, in particolare quando lo definisce un libro "più importante che bello". 
Per quanto ovvio e viste le enormi implicazioni ed influenze che questa storia ha rappresentato per un certo genere di letteratura, per la cinematografia fantastica e nell'atavica diatriba tra creatore e creato, di un livello di importanza tale da rendere pressoché superfluo il mettersi a disquisire sullo stile giocoforza un po' retrò della Shelley (mia impressione o in qualche sortita risulta anche vagamente sciovinista?).  
Curioso comunque constatare come nel tempo si sia sempre più consolidata l'identificazione nominale della creatura con lo stesso dottore che l'ha creata, sino a soverchiarne la titolarità del nome. La creatura è quindi divenuta a tutti gli effetti semplicemente "Frankenstein" o in un' involontaria, seppur corretta distinzione, "il mostro di Frankenstein", dove in quel "di", mi viene fortemente da dubitare che i più vi riconoscano le oscure ragioni che lo legano all'omonimo dottore.
Alti aspetti insoliti li si trovano ripercorrendo la genealogia delle trasposizioni cinematografiche. Ho letto che ai tempi del muto ci furono tre prime rappresentazioni, prima di arrivare a quella mitica di James Whale del 1931, resa indimenticabile dalla caratterizzazione datagli da Boris Karloff.
Dopo questo, al cinema è stata tutta una carrellata di film horror di serie B, intervallati da comparsate in pellicole d'animazione o da qualche parodia.
Curioso peraltro che sia proprio in quest'ultimo genere che si trovino, a mio avviso, 2 dei film più iconici con questo tormentato protagonista: parlo del Frankenstein Junior di Brooks e per certi versi anche del "The Rocky horror picture show" di Sharman (film che, confesso, ho visto almeno una dozzina di volte, e almeno 4 o 5 di queste, molti anni fa al cinema Mexico di Milano dove venne proiettato ogni Sabato sera per numerosi anni di fila, con contemporanea rappresentazione in sala da parte di compagnie di artisti che coinvolgevano il pubblico nelle prestazioni canore).
Invece tra tutte le c.d. pellicole horror "serie", credo che quella che più fedelmente si avvicina al romanzo della Shelley - pur con alcune differenze nel percorso delittuoso del mostro e nella sua dipartita finale - sia il "Frankestein di Mary Shelley" con la regia di Kennet Branagh (qui anche nei panni del dottore) e Robert De Niro nei panni della creatura.
A molte la palma della peggiore, per cui al proposito non saprei scegliere
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