Cordwainer Smith


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Corriere della Fantascienza
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MessaggioInviato: Dom 15 Ott, 2006 21:58    Oggetto: Cordwainer Smith   

Cordwainer Smith

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Nicola
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MessaggioInviato: Dom 15 Ott, 2006 21:58    Oggetto: critica a Cordwainer Smith   

Per l'ennesima volta registro in rete un guidizio positivo su Smith! lasciatemi qui sviluppare il discorso. ho appena finito di leggere il secondo volume del Ciclo della Strumentalità, ed. Fanucci; purtroppo il primo non era presente nel negozio di libri usati. Prima di comprarlo, avevo letto alcuni giudizi lusinghieri sull’opera di questo autore, giudizi confermati dalle postfazioni del volume in mio possesso. Ora che ho finito di leggere i dieci racconti rimango stupito di tali opinioni: infatti in essi non ho riscontrato nulla di quanto letto. Premetto che non sono un novellino alle prime armi fantascientifiche: a trent’anni sono arrivato a leggere più di 230 tra romanzi e antologie di fantascienza; per di più sono professore di lettere, con tutte le letture “tradizionali” che ne conseguono. La mia passione per i libri è nata e cresciuta con la fantascienza, accompagnandomi per vent’anni, e non mi ha ancora abbandonato, anche se ovviamente i miei gusti personali in fatto di sf sono in parte cambiati. Per tutto questo, credo di poter dire che il mio giudizio non è affrettato o superficiale. Purtroppo i racconti letti non mi sono parsi granché, e devo dire che questo mi ha provocato una grande delusione: infatti ero cresciuto quasi nel mito di Cordwainer Smith,anche grazie all’introduzione di Riccardo Valla ad Ali della notte di Silverberg, editrice Nord. Tale mito si era irrobustito con la lettura de Gli osservatori vivono invano, primo (e ottimo) racconto del Nostro. Da allora lo stile di C.S. mi sembra peggiorato; in generale ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a degli schizzi, a dei canovacci, più che a dei racconti. Le storie sembrano iniziare con delle grandi promesse, ma dopo alcune pagine l’autore sembra cominciare a correre e a perdere per strada pezzi della storia,sorvolando su un mare di approfondimenti, riflessioni, addirittura brani interi. dove sono i caratteri dei personaggi? Dove la loro vita, i loro tormenti interiori, i loro sogni, le loro aspirazioni? E’ l’impressione che ho avuto leggendo in particolare I picholi micieti di mamma Hitton, L’astronave d’oro e La ballata della perduta C’Mell. Prendiamo ad esempio quest’ultima:dopo una breve descrizione dei due protagonisti quasi all’improvviso, senza motivi apparenti ecco che C’Mell si innamora dell’uomo… perché? Che cos’ha di diverso dagli altri? Come può tale innamoramento durare così a lungo? Chi è quel terzo personaggio che interviene nella storia? Se davvero C.S. fosse così lirico come ho letto in rete avrebbe potuto sviluppare una storia come questa in maniera più incisiva, patetica o in qualche sorprendente nuova maniera. Così invece a me dà l’impressione di aver perso dei pezzi per strada, mentre la vecchissima Helen O’Loy di Lester Del Rey riesce a farsi ricordare meglio e trasmette un contenuto più ricco. In sostanza, nella narrativa di uno psicologo di professione mancano proprio gli approfondimenti psicologici. Tutto il contrario del suo primo racconto Scanners live in vain, quasi un capolavoro, dove sono presenti unità d’azione, di tempo, di personaggi e dove l’autore riesce a far baluginare in lontananza le profondità dolorose dello spazio (un po’ come i raggi B che balenano nel buio ecc. in Blade Runner) creando così un sottile sense of wonder, senza dimenticare i riferimenti alle lotte sindacali dei camionisti di quegli anni, la mafia delle corporazioni, l’equazione osservatore = psicologo, l’estrapolazione del dibattito scientifico se l’osservatore debba o meno intervenire sull’osservato. Ma ne L’astronave d’oro? Poco più di un divertissement in cui si poteva sviluppare meglio l’idea della “guerra psicologica”. O l’ultimo racconto, Giù nella vecchia Terra? Poco più che la descrizione di un ballo infinito e l’invenzione del Triplice Pensiero…
Carente sotto il profilo dei contenuti, C.S. mi pare povero anche dal punto di vista stilistico. Prima di leggere quest’antologia avevo letta quella di Walter Miller jr., Visioni del futuro (Classici Urania): quella sì un’autentica sorpresa, con approfondimenti psicologici, ambienti normali in cui appare per un momento l’elemento fantascientifico; quasi racconti mainstream che confermano la maestria dell’autore, già evidente in Un cantico per Leibowitz. Ma potrei elencare altre antologie, per esempio Dick, o altri ancora. Al confronto Smith fa la figura di uno scrittore alle prime armi. Ora capisco perché dopo il 1989 nessun editore italiano ha più ristampato le sue opere! E non venite a blaterare che il mercato vuole solo opere pulp e space operas! Come può allora uno come Dick avere successo? Ed Herbert? Mica si tratta di autori facili!
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