Blade Runner e la mitologia del Nuovo Millennio


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Corriere della Fantascienza
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MessaggioInviato: Dom 02 Dic, 2007 12:05    Oggetto: Blade Runner e la mitologia del Nuovo Millennio   

Blade Runner e la mitologia del Nuovo Millennio

Leggi l'articolo.
MessaggioInviato: Dom 02 Dic, 2007 12:05    Oggetto: vero   

bell'articolo e ottimo film...insuperabile. io ebbi la fortuna di vederlo al cinema, tantissimi anni fa, in una proiezione estiva in un vecchio cinema che oggi, ahimè, non esiste più. Eravamo solo in due spettatori in sala. Ci siamo adirittura messi a fumare per l'emozionee quando si sono accese le luci, con sorpresa abbiamo visto entrambi che stavamo nella stessa classe del liceo.
ericrap
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MessaggioInviato: Lun 03 Dic, 2007 22:19    Oggetto:   

L'hai fatto di poco inferiore agli angeli (Eb 2, 7)

............................

Aggiungerei, accennando l'articolo alcuni riferimenti di matrice cristiana sul film, quelle che mi sembrano ulteriori considerazioni possibili in tal senso (per la serie: 'Blade runner e la teologia del nuovo millennio'...):

- Innanzitutto l’ambientazione futuristica della pellicola può ben inquadrare il nichilismo di una umanità che ha dimenticato Dio: simbolicamente piove irrimediabilmente (salvo, e non a caso, il finale del film, in cui dopo il ‘Sacrificio’ di Roy il cielo finalmente si apre…), in quella maledetta città degli angeli del futuro… ma è appunto una città di angeli ormai ‘de-caduti’, che più non godono dei benefici del sole divino di un tempo; ormai, sembrano dirci gli autori del film, siamo arrivati ad una fase post-storica dell’uomo, e la tradizionale visione che comprendeva il divino, quella che leggeva la storia come ‘Storia della Salvezza’, è stata ormai accantonata.
- Con cosa la si è sostituita? Beh, nell’era tecnocratica dei replicanti, lo stesso uomo ha ormai replicato Dio, quel Dio che non si è saputo mai bene se esistesse veramente o meno… ma questa sostituzione dei ruoli ha di fatto creato il suo 'ragionevole' mostro proprio nella figura del replicante, novello Frankenstein che però – a differenza dell’icona rappresentata al cinema da J. Whale – non troviamo più semplicemente alla ricerca di accettazione ed integrazione nel mondo dei vivi: a Roy & co. del mondo dei ‘vivi’ (che in vero tanto vivi, almeno nell’anima, non lo sono più…) e della loro accettazione non interessa affatto – di fatto loro hanno visto cose che noi umani non potremmo neanche immaginare! – quanto invece al centro della loro ricerca stanno quelle risposte ultime alle domande che da sempre hanno contraddistinto l’umanità, domande che riguardano il senso fondamentale della vita.
- Ecco allora Roy tornare… al Padre, ma è proprio questa, purtroppo, la sua più grande delusione, incarnata da una lezione di ‘pura accademia’ che non lascia alcuno spazio alla speranza, alla fede, alla carità… Suo Padre, insomma, è un padre con la ‘P’ minuscola, che tutto potrebbe impersonare tranne che il Padre misericordioso della nota parabola evangelica, che restituiva una nuova vita alla sua pecorella smarrita. E di conseguenza, allora, giustamente Roy si ribella, e da ‘figliol prodigo’ si tramuta in figlio patricida, vero mostro che uccide il suo creatore…

Ma i riferimenti di matrice cristiana non finiscono neanche qui, tutt’altro: volendo il finale del film potrebbe interpretarsi ancora in questa stessa direzione, e la simbologia – a riguardo – sarebbe ugualmente evidente.

- Roy, sentendo prossima la morte, si auto-crocifigge infilzandosi con un ferro, quasi ad emulare il Figlio, quel famoso Figlio che lui avrebbe voluto essere e che ora deve espiare i peccati (un po’ come Deckard, che paga con le dita rotte ogni suo ‘ritiro’/omicidio…); con l’altra mano, poi, nel momento della morte terrà stretta a sé una colomba, simbolo di quello Spirito che lui sentiva di avere – oppure solo: anelava di avere – dentro di sé; ed infine, terzo e decisivo aspetto, eccolo decidere ‘Paternamente’ - grazie ad una sua libera (o solo… ‘libera’?) scelta… - di incarnare nei fatti il ruolo del Salvatore del suo stesso designato carnefice.
- Deckard, davanti a tutto ciò, rimarrà alla fine interdetto, direi ‘cortocircuitato’… proprio come lo spettatore del film, che si ritrova con lui a guardare immobile, attonito, quell’enigmatica figura di replicante, quelle immagini al rallenty, con la colomba che se ne vola via: qual è la verità ultima di questo ‘caso’? Chi è Roy?? E’ in lui il sigillo della Trinità… o la sua sola, programmata, simulazione? E’, vedendo in positivo, colui che, sia pure inconsapevolmente, da ‘anti figliol prodigo’ si è fatto infine vero Figlio crocifisso, vero Uomo dunque avente anch’egli una sua anima, e finanche un’anima immortale (e non ‘part time’)??? Oppure Roy è soltanto, vedendo in negativo… un replicante che alla fine ha messo in scena - magari consapevolmente, e/o magari ripescandola dagli impianti artificiali della sua memoria – una arte-fatta replica teatrale della Crocifissione medesima, come a voler rappresentare il suo irrealizzabile io ideale???
- La risposta, con la sola ragione, è inarrivabile, non si può che restar fermi, lì, a guardarselo… è la fede – quella di Deckard, dello spettatore… se mai ce l’ha o l’abbia avuta in passato, in quel lontano passato ‘pre-storico’, ‘antidiluviano’, in cui un sole, ‘Il’ sole, ancora brillava… – che è interpellata onde dare una possibile risposta: e Deckard la sua risposta la dà, si ‘converte’, lascia il suo lavoro statale (ai suoi occhi: ormai immorale) e si mette insieme alla sua nuova – e replicante (ma da lui infine creduta autentica, umana) – Eva, fuggendo dalla città con le sue egizie piramidi per volare alla sua Terra Promessa…
- Anche qui il discorso, quello puramente razional-accademico… si replica (ahinoi, ad infinitum): sarà una vita veramente nuova, quella che li attende, o saranno gli ennesimi – di ultimissima generazione – replicanti che stanno andando dietro alle loro ‘pecore elettriche’, al loro favolistico, hollywoodiano, happy end? La fede vissuta, in ogni caso, va oltre quei limiti invalicabili per la ragione, e ci permette di farlo in prima persona, da ‘macchine’ umane ognuna con i propri sogni che si vuol realizzare, vedere vivificati nella propria realtà quotidiana: Deckard ‘il giusto vivrà per la sua fede’, come si legge nella Bibbia, senza solide, razionali, certezze… ed il Deckard replicante? Così come davanti a un Crocifisso non vedo solo un uomo, ma grazie alla fede anche il Dio che ha realizzato il suo Scopo salvifico e che infine risorge, così anche dinanzi al Roy da ‘rott-amare’, ed eventualmente allo stesso Deckard o chicchessia, dovrò sempre riaprire bene gli occhi… e guardare oltre…

.........................

Metterò le mie leggi nella loro mente,
le scriverò nel loro cuore;
io sarò il loro Dio
(Eb 8, 10)


Ultima modifica di ericrap il Mar 04 Dic, 2007 13:31, modificato 2 volte in totale
S*
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MessaggioInviato: Lun 03 Dic, 2007 23:27    Oggetto:   

Analisi interessante, ma sinceramente anche se alcuni temi sono corretti, come direbbe Laplace l'ipotesi cristiana non è necessaria.

Roy dimostra di essere umano proprio perché riesce ad andare oltre e a capire che Deckard è una vittima che fa parte di un gioco quanto lui, ed è salvandolo che alla fine trova la propria umanità. La colomba simboleggia la sua anima umana, non lo spirito santo.

Le altre ipotesi, dalla pioggia come simbolo di un'umanità dimentica di dio, o il trafiggersi la mano come per farsi delle stigmate, non hanno obiettivamente nessun riscontro.

Del resto né Philip K. Dick né Ridley Scott hanno mai mostrato tutta questa propensione verso il cristianesimo, anzi, Ridley Scott ha fatto più di un film in cui la cultura cristiana non ci fa proprio una bella figura.

S*
ericrap
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MessaggioInviato: Mar 04 Dic, 2007 01:36    Oggetto:   

Sempre che questo sia vivere
…………………….

Premesso che non vedo il film da molti, molti anni (più un film mi piace, più cerco di dimenticarmelo il più possibile prima di rivederlo nuovamente… sarò strano ma è così!), e che quindi più che del film ho scritto e continuo ora a scriverti, S*, in base a delle memorie che – reali o innestate che siano… ah, ah, ah! – possono risultare sempre fallaci…

Ti risponderei in sintesi (tralasciando Laplace…) che la mia è stata una semplice, legittima (a prescindere dalle intenzioni degli autori dell’oggetto-film), interpretazione del film, una libera interpretazione stimolata dalla lettura dell’articolo…

Sull’effettivo riscontro oggettivo delle numerosissime interpretazioni possibili, ivi compresa la tua (Roy che capisce che Deckard fa parte di un gioco…), penso poi sarebbe da interpellare in primis lo sceneggiatore del film, più che il defunto Dick o lo stesso Scott; se non ricordo male, la sceneggiatura faceva riferimento ad un profondo quanto generale AMORE PER LA VITA da parte di Roy, un amore direi divino, superumano, che sta cioè al di là del bene e del male, e – in questo caso specifico - dell’amico e/o del nemico di turno…

Sono in ogni caso d’accordo con te sul fatto di fondo: paradossalmente (ma i paradossi, come scriveva Winnicott, vanno accettati [con fede], non [razionalmente] risolti) nel film i replicanti son più umani degli umani veri e, ripeto, alla fine è l’‘uomo-replicante’ Deckard a mostrare una condotta umanissima, cioè ‘teologalmente ispirata’, virtuosa, e dunque reindirizzata ad una vita nuova, autentica, da figlio di Dio che ormai si lascia alle spalle la vecchia e decrepita città degli angeli (caduti)…

Ma come ripeto, è sempre una mia libera – e concordo con quanto hai scritto tu: interessante – interpretazione…

Sull’auto-crocifissione posso comprendere il tuo scetticismo (anche se io mi limitavo all’interpretazione di una simbologia metasignificativa, non ho mai pensato che Roy concretamente volesse farsi venire le stigmate!!): l’idea mi è sorta guardando nell’articolo la foto di Roy con il ferro che gli trafigge una mano e la colomba nell’altra… in ogni caso confermo la mia ipotesi di una finale possibile visione ‘trinitaria’ di quel personaggio, che diviene vero uomo (direi: vero Padre, divinamente misericordioso in confronto al mefistofelico 'falso padre' che lo stesso Roy aveva incontrato e ucciso in precedenza) proprio allorquando – toccato dalla grazia (la colomba) – si muove a salvare Deckard… Se ‘Deus caritas est’, la manifestazione più alta di questo suo Amore sta proprio nel verbo ‘salvare’ (il nome stesso di Gesù – il Verbo trinitario – significa proprio, etimologicamente: ‘Dio salva’…), e chi salva una vita, come sanno gli stessi ebrei (e pure chi ha visto ‘Schindler’s list’!), è come salvasse il mondo intero…

P.S.: Non mi pare di aver scritto della pioggia come simbolo dell’umanità dimentica di Dio, quanto della simbolica assenza del sole, quello sì quale simbolo di Dio, in quella società in cui scienza e tecnica hanno oscurato, eclissato, la fede tradizionale. E secondo me, ripeto, in tal senso non è un caso che dopo la morte di Roy – se non ricordo male – il cielo inizi ‘meteoro-logicamente’ ad aprirsi in qualche squarcio di sereno…
Per la colomba come simbolo dell’anima e non dello Spirito Santo… suvvia S*, e la nostra anima spirituale di cosa si sostanzierebbe? Non è (in ottica cristiana, of course) quello stesso unico Spirito, ‘che è [al contempo] Signore e dà [anche] la vita’ a ciascun individuo (animale, umano, replicante, angelico etc...)?

Post P.S.: su Scott e la cultura cristiana non ho in mente gli esempi cui ti riferisci… in ogni caso, a prescindere dal carattere apologetico o critico delle sue pellicole, mi pare chiara – tanto per fare un esempio - una possibile interpretazione cristiana di ‘Alien’, sulla quale non c’è bisogno che si scriva neanche una riga: basta guardare Alien 3…

Buona notte che è tardissimo!!!
(e sogni d'oro a tutti: che siano pecore vere o elettriche fa lo stesso...)

Firmato:
Bed runner


Ultima modifica di ericrap il Ven 21 Dic, 2007 12:45, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar 04 Dic, 2007 08:40    Oggetto:   

Sostanzialmente, direi che le nostre differenze si possono riassumere in questo: tu consideri cristiani o legati a dio dei valori che invece solo semplicemente valori umani.

Perché l'amore per la vita dovrebbe essere divino?
Perché la condotta umanissima dovrebbe essere "teologicamente ispirata"?
Tutte considerazioni tue, che personalmente rigetto completamente, e che non hanno nessun riscontro nel film.

La tua domanda finale, corredata anche da un suvvia come se fosse una cosa ovvia, mi pare sintomatica di un modo di vedere le cose decisamente troppo immerso nella tua credenza per avere una visione obiettiva. Ovviamente io non ho affatto un'ottica cristiana, il concetto di "anima" in quel caso è assolutamente simbolico, nel senso di elevazione da essere artificiale a essere umano, senza richiedere nessun intervento soprannaturale; ma anche se così non fosse, anche se ci fosse un accenno a un'anima che sopravvive al corpo, continua a non essere affatto necessaria una sovrastruttura cristiana. L'anima è un concetto condiviso da tantissime religioni su questo pianeta.

S*
ericrap
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MessaggioInviato: Gio 06 Dic, 2007 20:02    Oggetto:   

E tutti quei momenti
Andranno perduti, nel tempo,
Come lacrime nella pioggia
(Roy B., orfano di Padre)

Amo la vita più che mai
Appartiene solo a me
Voglio viverla per questo
Scende la pioggia, ma che fa…
(Roy-M. [l’inconfondibile replicante… con due mani come due palanche!])

……………………..



Valori umani vs. valori legati a Dio? Beh, se si utilizza a monte la griglia di lettura tipica del cristianesimo (o di altre religioni) i valori saranno fondati su quella determinata fede nel divino (ad es. per il credente cristiano Gesù Cristo è al contempo il vero Dio e l’ideale Figlio dell’Uomo, l’identità valoriale è assoluta [e inversamente, fra l’altro, lo stesso Cristo ricorda all’uomo: ‘Vi ho detto che siete dei’…])… Analogamente, utilizzando a monte una griglia laica (ad es.: filosofica, o psicoanalitica etc…) ecco che a valle si potranno evidenziare determinati, puramente razionali, valori umani cui riferirsi senza legarsi necessariamente a Dio e con i quali poi concretamente confrontarsi con la propria, laica, coscienza… penso sia tutto qui, no?

SE consideri la scala di valori cristiana… ALLORA ‘solo tre cose contano’ (san Paolo) e la più importante di queste è l’amore, e umanissima sarà allora, ma solo in quell’ottica, la figura del santo, del perfetto imitatore (‘replicante’) di Cristo… SE invece consideri l’uomo partendo da presupposti interpretativi non religiosi (ad esempio: psicoanalitici, marxisti, nitzscheani etc…) ecco ALLORA che ti si presenteranno agli occhi altre scale di valori, e avrai l’uomo che insegue l’ideale equilibrio psicodinamico delle sue istanze psichiche, l’Evento rivoluzionario, il superomismo etc…

Ogni considerazione dipende insomma dai presupposti… ‘di fede’, o ‘epistemologici’, si potrebbe dire volendo utilizzare un termine laico…

Per quanto attiene alle tue due domande, S*, penso che la risposta stia già in quello che ho scritto nei precedenti post come anche adesso, e cioè in un generale discorso di matrice cristiana che giocoforza vede affiancarsi alla RATIO le categorie teo-logiche della FIDES specifica (ad es.: le virtù teologali - fede, speranza, carità - virtù alle quali mi riferivo quando ho scritto ‘teoloGALmente [non ‘teoloGICAmente’] ispirata’…)…
Stiamo sempre lì: SE utilizzi quella griglia di lettura (quale che sia il tuo credo personale! Le considerazioni che ho fatto le ho fatte sì in ottica cristiana, ma a prescindere da quello che è il mio credo; potrei parlare di Blade runner in ottica marxista, pur non essendo un uomo ‘di sinistra’…)… ALLORA interpreterai l’amore per la vita (e la colomba, e il ferro nella mano, e le pupille degli occhi…) nella maniera teologica X, se cambi griglia utilizzandone una che ritieni personalmente più valida per analizzare il film… interpreterai diversamente, nella maniera laica Y, o mazinga, pardon, marxista Z etc...

Personalmente, credimi, per me ieri è stata la prima volta in assoluto che mi son messo seriamente a pensare in chiave teologica a Blade runner; eccetto la parabola del figliol prodigo (‘riveduta e corretta’… col finale patricida, in cui le due mani di Roy son 'piamente' giunte... a schiacciar la testa del suo 'divin padre'), non mi era mai capitato prima di analizzarlo approfonditamente in tal senso (e sì che son battezzato da parecchi anni… … ah, ah, ah!!): l’ho fatto grazie all’articolo letto, in cui l’autore per primo ha accennato ad una matrice cristiana ed ha concluso il suo scritto parlando di un salvatore…

Oltre tutto, ripensandoci, secondo me la cosa più interessante (me lo ridico da solo…) dell’interpretazione che avevo fornito NON era la metafora trinitaria in sé, quanto invece l’averla affiancata alla corrispettiva, e inversa, visione ATEA, visione che avevo ugualmente fornito proprio per evidenziare l’ambiguità finale del film (incarnata dal personaggio di Roy); l’interpretazione fornita era dunque teista E ateista al contempo, perché se è vero – ad esempio - che ho scritto che Deckard alla fine ‘si converte’ e crede alla sua ‘nuova vita’ (di ‘uomo redento’… da Roy), è altrettanto vero, vedendola inversamente, che forse lui stesso non è che un replicante (la ‘simulazione’ del ‘simulacro’ umano…), così come la stessa ‘vita eterna’ che attenderà i due piccioncini in ‘fuga di nozze’ potrebbe intendersi semplicemente e soltanto come eterna vita nell’al di qua, negando appunto ateisticamente ogni possibile aldilà, mero ‘scenario’ mai esistito veramente, inutile ‘sovrastruttura’ (per la serie: ma quale Paradiso nell’alto dei cieli, l’importante è l’Ecologia, il volarsene via da quelle alienanti fabbriche d'inquinamento che sono divenute le città e librarsi finalmente nell’aria pulita, nel verde esistente ‘fuori porta’, nei pressi dell’Overlook Hotel, in quel paradiso in terra meta tradizionale dei soliti ricconi…)…
Insomma, secondo me le due interpretazioni possono essere copresenti tranquillamente l’una accanto all’altra, e certamente non era mia intenzione imporne una delle due (quella ‘giusta’) bensì evidenziarne al contrario soprattutto l’affascinante, ‘cortocircuitante’, ‘zona cieca’ (quella che a mio parere è analogamente rintracciabile anche nella trilogia di Matrix, o nello stesso ambiguissimo ‘V per vendetta’, o nel finale con ‘sorriso alla Gioconda’ de ‘La rosa purpurea del Cairo’…), per cui ad un certo punto il film finisce col far ritrovare gli spettatori… con entrambi gli ‘eyes wide shut’…

Chissà che ne direbbe lo sceneggiatore del film: magari fornirebbe come feedback che l’interpretazione cristiana per Blade runner è del tutto fuori luogo e finisce col minare quelli che sono i veri significati ultimi della pellicola (…azzo!), oppure magari che in alcuni aspetti è corretta ed ha obiettivi riscontri ed in altri aspetti lo è di meno (… ohibò!), oppure ancora che non vi aveva mai pensato scrivendo il film ma che la ritiene un’interpretazione interessante che fa acquisire ulteriore valore al suo laicissimo script (… però!!), o magari che un riferimento trinitario per Roy era stato effettivamente la base concettuale di partenza che aveva ispirato la stesura di quelle ultime scene del film (… miiizzica!!!), o che già nella prima parte si era voluto effettivamente alludere - con la replicante 'serpentata' - alla vecchia Eva in 'relazioni pericolose' con il biblico Serpente dell'Eden (pure!!!)…

In ogni caso, a parte tutto, io direi questo: il problema dell’obiettività si fa spesso palesemente avvertire nel campo della critica cinematografica (cf. come recensirono il film 25 anni fa…), è lì che l’obiettività va (andrebbe, ottativamente…) tenuta in massima considerazione (mesi fa, ironia del destino, in tal senso me ne ero fatto paladino a oltranza [dell’obiettività] su un altro forum!!!), e non nel campo delle libere interpretazioni, di chi si mette magari creativamente a leggere fra le righe, a riflettere su possibili metasignificati: scherzando sempre teologicamente (tanto per restare in tema…), S*, ti direi che la libera interpretazione del ‘sacro testo’ (il nostro amatissimo ‘Blade runner’) è vietata solo per chi, a monte, crede nell’infallibilità in docendo del cattolico pontefice, e non mi sembra questo il tuo caso… per questa volta, S*, lasciami quindi essere un po’… protestante, e anzi ti prego: non mi mettere all’Indice.. … ah, ah, ah!!!

A parte gli scherzi… sulla trilogia di Matrix, ad esempio, hanno scritto decine di libri e saggi vari: dalle visioni cristiane a quelle gnostiche, a quelle induiste, buddiste etc; ma anche visioni squisitamente filosofiche (da Baudrillard a Kant, da Nietzsche a Marx, o da sant’Agostino ad altri filosofi cristiani); o esoterico-massoniche, o informatiche, o letterarie, o cinefile etc. etc. etc…: insomma, su quei film in giro si può leggere letteralmente di tutto, e probabilmente penso vi potrebbe essere ancora molto da scrivere, tanto sono fecondi quegli script… A riguardo, poi, mi pare del resto che i Wachowski restino nell’assoluto silenzio, senza dare alcun feedback sulle varie interpretazioni, e si siano limitati a dire che ognuno deve cogliere da se stesso (direi: con la sua ‘matrice-griglia cerebrale’…) i significati principali della loro ‘opera omnia’…

Tempo fa, altro esempio, lessi di un’interpretazione antisemita del film ‘Batman returns’ di Burton, (interpretazione che se non sbaglio comparve sul New York Times all’epoca dell’uscita del film, destando qualche polemica e imbarazzo alla produzione)… Ebbene, quella interpretazione aveva o meno un effettivo riscontro nello script? Avevano ragione gli ebrei a lamentarsi del film? Ma anche se nelle intenzioni dello sceneggiatore non vi fosse stato alcun intento cristiano antisemita - aggiungo io - non si trattò in ogni caso di una possibile intepretazione, assai interessante, di quella pellicola??

Ma gli esempi non avrebbero fine: tanto per restare in ambito fantasy, ma uscendo da quello interpretativo religioso, si potrebbero interpretare psicoanaliticamente, in chiave clinica, personalità psicopatologiche come quelle di Darkman (film di Raimi) o dello stesso Neo (senza per questo aderire personalmente ad un solo principio psicoanalitico, come anche senza che gli sceneggiatori di quei film li abbiano scritti pensando ai loro personaggi in quei termini), oppure, uscendo dal fantasy, mettersi a psicoanalizzare i film scritti da Woody Allen onde studiare e fare ipotesi – ad un livello ancor più sovraordinato - sulla psiche dello stesso autore etc. etc. etc…

Insomma, in ambito interpretativo si può fare… di tutto e pure di più, ponendosi a qualsivoglia livello di lettura del testo così come utilizzando qualsivoglia modello comprensivo di riferimento…

P.S.: quel mio ‘suvvia’ ti assicuro era decisamente innocuo (giocando a fare lo psicoanalista [non del cliente, ma quello supervisore dello stesso terapeuta], sempre in tema interpretazioni ti direi però che, a riguardo, ci hai poi elaborato… un’‘interpretazione precoce’… … … ah, ah, ah!!!): ti ho risposto restando nel merito teologico della questione, visto che tu avevi distinto ‘anima’ e ‘Spirito’… ma col ‘suvvia’ sostanzialmente mi riferivo, come posso dire… alla semplicità del fatto che, senza bisogno di professarsi cristiani, basta semplicemente entrare in visita turistica in qualche bella Chiesa (a partire da San Pietro…) per notare spesso la colomba come simbolo dello Spirito Santo; non c’è a monte una questione di religiosità - di essere troppo immersi nelle proprie credenze individuali - ma semplicemente di cultura generale.
Se poi l’interpretazione cristiana della colomba rimanda in primis allo Spirito… ciò non toglie al contempo che io stesso, in passato, guardando Blade runner avevo interpretato la colomba di Roy semplicemente (ad un livello meno sovraordinato) quale simbolo significativo della sua anima (cristiana, islamica, ebrea, o laica, che dir si voglia…) individuale, proprio come fanno penso la stragrande maggioranza delle persone che vedono il film, senza far distinzione di razza o credo: ad ogni latitudine, quando si muore, la colomba vola via… che sia poi verità – quella sull’esistenza dell’anima spirituale - o al contrario una ‘fantasyosa’, mitologica e falsa leggenda… ognuno potrà poi credere quello che vuole.

Ciao ‘Grande Capo’… pardon: ‘Grande Antico’!!

Firmato:
ericlutero
(attenzione all’accento!)

………………….

Free your mind (Matrix)

Ama e fa ciò che vuoi (Agostino)

Allan: Hm… Bello quel Franz Kline, eh?
Ragazza: Sì, bello.
Allan: A te… cosa ti dice?
Ragazza: Riafferma la negatività dell’universo. L’atroce solitudine e il vuoto dell’esistenza – il nulla – la condanna dell’uomo, costretto a vivere in una brulla eternità senza Dio, come una fiammella che vacilla in un immenso vuoto – senza nulla all’intorno che desolazione, orrore e degradazione… stretto in un inutile, squallida camicia di forza in un cosmo tenebroso, assurdo.
Allan: Che fai sabato sera?
Ragazza: Mi suicido.
(‘Provaci ancora, S.’[*: qui l’interpretazione psicoanalitica del sintomo è palese, immediatamente fattibile, ma ovviamente l’inserimento della citazione alleniana ha poi altre, serie, motivazioni in linea col soggetto di questo post, e bla, bla, bla… va be’, tra il serio e il faceto - di Allen e del 'soprascritto' - ora mi fermo qui e stop: intelligenti pauca…]).
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